Un pregio di Shameless UK è la patina di realismo che lo ricopre: gli ambienti, le strade, le facce dei protagonisti sono molto credibili, molto inglesi, in particolare quella del figlio gay, perennemente chiuso in se stesso, con i suoi occhietti cupi (che danno comunque l’idea che in quella capoccia non passino chissà quali rilevanti pensieri). Dietro Shameless, dietro le storie dei membri della famiglia, pare esserci un mondo vivo e pulsante, una società che in qualche modo ha prodotto questa gente, questi figli di pochissimi anni giudiziosissimi stipati in stanze lerce ma alla fine neanche troppo che partecipano alle collette per pagare gli straripanti debiti, e attraverso essa si racconta. Appena dietro questo velo, però, c’è una sorta di piccolo Breaking Bad fracassone ambientato nelle periferie malfamate di Manchester (sì, lo so che Walter White è nato dopo, ma è per rendere l’idea dell’escalation pazzesca, dell’esagerazione sempre più presente nella descrizione dell’impari lotta contro la realtà). Scopare viene ritenuto particolarmente importante in questa microsocietà. I personaggi si accoppiano come le bestie tra di loro per tutto il tempo. Le donne vengono generalmente dipinte come ninfomani affamate di cazzo. (Insomma, a Paul Abbott e a Channel 4 l’audience proprio schifo non faceva).

Sì, certo, la famiglia (allargata) ha un sacco di problemi, l’ignoranza impazza, il degrado avanza, la gente si picchia, beve troppo e tradisce il partner per futili motivi, le Forze dell’Ordine sono stabilmente presenti nelle vite dei protagonisti. Ma alla fine i personaggi, benché zeppi di guai sempre più assurdi e in continua lotta per la sopravvivenza, non danno l’idea di soffrire veramente. Dopo gli inizi un po’ destabilizzanti nei quali si cerca di capire dove la serie voglia andare a parare è chiaro che il gusto per il divertimento anche un po’ superficiale, per la commedia, per la follia più ridanciana e stralunata finisca per prevalere spesso sull’aspetto drammatico, sulla denuncia e sull’impegno (Tony Blair viene ogni tanto tirato in ballo, ma insomma, almeno finora non sembra così fondamentale). Shameless ha forse meno spessore di quanto gliene attribuiscano in giro e di quanto fossi portato a credere inizialmente, ciononostante l’effetto “ancora una puntata e poi smetto, lo giuro” è ai massimi livelli.

Ho letto pareri discordanti su quale delle due serie sia migliore, l’originale o il remake USA (MA COSA CACCHIO FAI IL REMAKE DI UNA SERIE DEL GENERE A POCHI ANNI DI DISTANZA, GRISDO, SOLO PER AMBIENTARLA A CHICAGO E ALLUNGARE IL BRODO? MA IN CHE TEMPI VIVIAMO?), però io non ci credo che il Frank americano possa addirittura superare questo, semplicemente e anglosassonamente perfetto nel ruolo e nella sua capacità di farsi amare dal pubblico nonostante i suoi comportamenti a dir poco socialmente inaccettabili (truffa lo Stato e i creditori, è la causa principale della rovina della famiglia, non ce la fa proprio a tenere sotto controllo il pene e a evitare di infilarlo nella ragazza del figlio, ecc.). Frank è così, ha tutti i difetti del mondo, puzza anche (no, non hanno inventato la televisione a odori, lo affermo così, sulla fiducia), ma alla fine non è cattivo, gli piace vivere e riprodursi senza starci troppo a pensare su nonostante le disgrazie, e lo si ama perché è vero, perché è libero, perché è un po’ quello che tutti avremmo voluto essere.