Jalil è un ciccione che vince un quiz televisivo particolarmente molesto e idiota. Presto in lui viene in qualche modo identificato il perfetto francese medio, e questo gli fa vincere una casa zeppa di prodotti da testare e di telecamere nascoste, oltre a quella gran topa di Caroline Dhavernas (ulteriore conferma di come nel ’78 la produzione internazionale di tope abbia toccato vette forse inesplorate prima).

Costea si arricchisce ridanciana alle sue spalle, ma poi si scazza improvvisamente di dover mentire, ecc., allora il gioco un po’ si capovolge; lei fugge, inseguendo una privacy ormai impossibile, mentre lui, incazzatissimo, distrugge tutte le telecamere interne stabilendo il record di ascolti, e — rimesse finalmente le mutande — si fionda fuori dalla stanza per farsi riprendere tutto il dì da quelle esterne. Diventando così in men che non si dica un puttaniere straricco, oltreché una sorta di sondaggione vivente. Tutti i suoi gusti vengono monitorati, discussi, apprezzati dai francesi, tutte le sue scelte sono pedissequamente imitate da quel raffinatissimo popolo, come si sa da noi adorato, ma purtroppo sprovvisto di bidet.

La conclusione di questo ameno filmato medio sembra quasi essere volutamente affrettata e superficiale (le numerose situazioni interessanti accennate vengono dimenticate e trionfa l’amor). Il tema 1984/Truman Show potrebbe offrire variazioni e spunti per infiniti film, e se un giorno tutto ciò dovesse avvenire, sicuramente non sarei io il primo ad andare a lamentarmene con i sondaggisti. La disinvoltura con la quale si realizza il capovolgimento di prospettiva, con il manipolato che si adatta con una rapidità perfino imbarazzante a diventare scaltro manipolatore, è l’aspetto di gran lunga più eccitante.