Siamo nel 2057, il Sole, ahimè, sta morendo, la Terra di conseguenza pure, mentre Andreotti continua imperturbabile a godere di ottima salute. L’intelligentissima soluzione per provare a svegliarlo un po’ (il Sole, non l’highlander democristiano) sta nell’andare a infilargli una serie di suppostone atomiche su per il retto, nonostante l’inevitabile fallimento di una precedente, analoga missione.

Ora, ho sempre dato un’importanza mooolto relativa alla presenza/assenza/inattaccabilità della trama per la buona riuscita di un film/fumetto/fotoromanzo a puntate (Mulholland Giaiv è uno dei miei favoriti, per intenderci). E sono un fervente sostenitore del fatto che — in ambito fantascientifico in modo particolare — sia giusto, anzi, quasi doveroso emanare cazzate psichedeliche in piena libertà. Tante e senza farsi troppi problemi.

Per capirci, triterei senza indugio nel tritacazzi quelli che si mettono lì con la lente d’ingrandimento a ululare robe come: «AAAAAAAAH! ma come ha fatto il UUUAAAAAAARGGGH! protagonista in quella scena a trovare subito parcheggio davanti al supermercato se UUUUUURGGGH! un attimo prima c’erano i dischi volanti in seconda fila IL FILM FA SCHIFOOOOOOOOO!!!»

Ma, Danny mio, non puoi sparare panzane abnormi troppo palesemente sciocche e insostenibili tutte insieme, farne la base della tua opera, e sperare che il cineamatore, o anche solo il telespettatore, regga il colpo, come se nulla fosse.

Non so, è un po’ come se si facesse un film di attualità ambientato in Italia in cui uno Studio Aperto con giornalisti veri e senza più tette, cani e musichette strappalacrime mandasse in onda l’intervista a un Berlusconi alto, giovane e mano nella mano con Veronica Lario; e lui (con una voce da fare invidia a Mina) cominciasse a cantare di essere colluso con la mafia, di aver preso per il culo tutti per anni e di aver avuto regolarmente rapporti sessuali non protetti con Prodi; e chiedesse scusa per tutto ciò ai watussi, ai plutoniani, agli assiro-babilonesi, a Cacciari e a un Moggi biondo e onesto.