The Road è uscito dopo lunghi ritardi in Italia perché giudicato troppo lento e disperato per i gusti del pubblico. (In un trailer avevano stipato le rare scene d’azione per farlo sembrare un film in cui si sparacchia e accalappiare qualche sprovveduto). Hillcoat compie la folle operazione di prendere un romanzo celebratissimo e ultranichilista, e di aggiungergli una topa, lì poco presente, rendendola protagonista di un parto orribile, e di flashback nostalgici in piccole dosi agrodolci.

A livello visivo la pellicola è travolgente. Le scenografie sembra di respirarle, calpestarle, agguantarle, un mondo senza sole fatto di scale di grigi, chiara metafora dei disastri ambientali e morali nei quali l’uomo. Una guerra nucleare mai discussa e fatta solo intuire, perché è giusto così. Case oltraggiate, veicoli stuprati, lattine Del Monte abbandonate a se stesse, umanità disastrata senza pietà e senza più animali sui quali accanirsi.

Non si tratta del solito ecologismo allarmistico pecoraroscanizzato o di pacifintismo da quattro soldi, ma di una condanna ben più aspra e definitiva, maturata nel profondo, verso un genere umano giudicato proprio incapace di elevarsi davvero dall’originaria bestialità, nonostante millenni di (presunta) civilizzazione e tutto l’illusorio progresso tecnico-scientifico. Velocissima nell’espletare le operazioni di regressione una volta lasciata in balia di se stessa, priva di tabù, infrastrutture legali e autorità riconosciute in grado di sanzionare le indecenze.

In tutto questo, gli unici barlumi di speranza sono rappresentati dal rapporto un po’ legnoso — e contrassegnato da una protettività fin troppo costantemente ostentata — tra un Viggo Mortensen con tutte le rughe al posto giusto e il figlio piccerillo a tratti insopportabile nel suo buonismo petulante; nonché nel punto interrogativo della famiglia dio-patria-mulinobianco finale, disposta ad accoglierlo ormai orfanello, per cucinarlo sbrigativamente appena le telecamere avranno girato l’angolo o chissà.

Ma si tratta comunque di concessioni di fiducia ben magre di fronte all’universale ed evidente imponenza di un fallimento al cospetto del quale la tradizionale, rassicurante divisione buoni-cattivi operata dal pargolo e il potere salvifico dei legami affettivi e familiari sono destinati a essere spazzati via alla prima occasione.

The Road

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