Nel post dedicato alle sette precedenti e regolari stagioni suppongo di aver descritto la serie come un qualcosa che si era trascinato avanti per così tanto tempo (troppo) in maniera indicibile a botte di petulanti “la-la-la” musicali e di filler quasi impalpabili. Ciononostante riuscirono pure nell’impresa di chiuderla in maniera pasticciata. Questi quattro episodi, nonostante qualche critica intravista in giro, danno invece all’organismo una piacevole sensazione di freschezza: evidentemente il dover condensare le idee in “sole” sei ore circa ha stimolato l’immaginazione degli autori (sempre più o meno i coniugi Palladino, credo… non mi curo molto di questi dettagli da maniaci delle serie TV, sono interessato a formarmi un parere, per grandi linee, su quello che vedo e il doverlo esprimere per iscritto mi aiuta a riordinare le idee e a cercare di capire meglio l’eventuale senso di ciò che mi passa davanti). Ovviamente Gilmore Girls ha a mio avviso dei difetti intrinseci in pratica ineliminabili in quanto strutturali (bisognerebbe far fuori Lorelai, tanto per iniziare col maggiore di essi, quindi non sarebbe più Gilmore Girls). Sì, perché alla fine, nonostante mi sia sorbito diligentemente tutti i trentordicimila episodi perché si sa come funzionano queste cose, non sono certo di quelli che “Oooooh, che emozione, sono tornate!1!!, già solo a risentire la loro voce mi si sono inzuppate le mutande!1” (sempre commenti visti qua e là). No. Insomma, Lorelai è qualcosa che non va, che proprio non convince. Non come attrice, come attrice oggettivamente immagino sia pure (almeno dal punto di vista formale) ok. Proprio umanamente. È come il gesso che stride indisturbato sulla lavagna, per ore, non tanto perché parla a mitraglietta e ne va fiera (mi pare che la Graham abbia pure scritto un libro con riferimento a questo aspetto), ma per come lo fa, per quello che esprime complessivamente. Mi dà fastidio perché è farlocca, non so se riesco a spiegarmi. Facciamo il punto: questa viene da una famiglia di ricconi, però, sostanzialmente, fa la ribelle, magari anche con qualche buona ragione iniziale, e vuole vivere a modo suo (nei nuovi episodi c’è la storia del voler “rifare” Wild che s’incastra bene). Ok. Quindi ci ricorda in continuazione che lei non ha la colpa di quella ingessata ricchezza originaria, non appartiene affatto a quel detestabile ambiente di appestati, lei è diversa, lei è stramba, strana, assurda, alla mano, uuuuuh, non puoi capire quanto. Il fatto è che a me pare un continuo, faticoso, plasticoso fingere, recitare questa parte. È inutile che continui a indossare i panni della stramba, se si vede lontano un miglio che non lo sei affatto, intimamente. Comprendo il non voler rassegnarsi all’idea di essere le persone convenzionali che chiaramente si è, ma la cosa è pietosa. Cioè, se non si fosse capito, per me l’attrice che impersona Lorelai e il suo personaggio grossomodo coincidono, Lauren Graham mi dà la netta impressione di essere di polistirolo pure nella realtà e di sguazzare bene nel suo alter ego, astutamente ritagliato su di lei (poi non vorrei essere troppo pesante, ma il fatto che si sia già inflitta inutilmente, visto che è una bella e non certo decrepita donna, tutto quel botox è indicativo). Le frasi che dice, le sue azioni (non so, mettersi a fare movimenti da palestra a casaccio mentre gli altri le parlano, tanto per ostentare affettata stravaganza) mi appaiono orribili e insopportabili. Soprattutto per il COME. Il tono di voce, i sorrisi melliflui, le intenzioni, i sottotesti. Tutto. Rory pure è un po’ così, ma già è più tollerabile (anche se i continui, ipocriti “Oddio, sono una barbona, ora morirò di fame puzzando!1”, non si possono sentire, ed è sempre stata così, lo sappiamo). Insomma, la storia che Rory cerbiatto-dagli-occhi-grandi-sperduto-in-questa-fitta-giungla-che-è-la-vita sta scrivendo non è questa bellissima idea che tutti vanno dicendo, ma è al contrario un’idea un po’ mostruosa: mi va bene che si rappresenti l’intensità del rapporto tra mamme e figlie che un momento sono complici e quello successivo si infilano le dita negli occhi per futili motivi, sono spaccati sociali importanti, ma forse lo si può fare in maniera diversa e meno disgustosa. Allo stesso modo gli autori cercano disperatamente di dipingere Stars Hollow come questo posto strambo con le sue cose strambe, carinissimo, guarda, a misura d’uomo, purché strambo, e del maialino strambo di Kirk (qui un po’ meno insignificante che in passato). Ma ecco. No.

“Ma non hai capito nulla, guarda che la serie TV contiene una forte critica nei confronti di un certo mondo e bla bla”. Ovvio, ma sostanzialmente è rivolta verso l’ambiente dei ricconi e dintorni (vedi la sbroccata di Emily durante la riunione delle Figlie della rivoluzione, o la scena da psicopatica di Paris che mostra di portarsi a spasso una valigetta vuota per darsi arie), uno sparare sulla Croce Rossa, in pratica. Il rapporto mamma-figlia viene chiaramente venduto come qualcosa di tutto sommato unico e meraviglioso (e infatti i fan lo vedono e lo decantano come tale), se ne sottolineano affettuosamente i lati bizzarri, ma non si evidenzia quanto le forme di umanità in esso coinvolte facciano stracacare;  così come la Stars Hollow infestata da hipster e scemi viene rappresentata come un posticino con i suoi aspetti discutibili, ma tutto sommato adorabile. Quando invece andrebbe semplicemente rasa al suolo.

Come detto, nonostante l’apparente durezza della mia posizione, sorvolando un po’ su questi marginali aspetti (IO sono strambo, non Lorelai & C.), questi quattro episodi sono davvero godibili. Alcuni dialoghi sono ben scritti e divertenti, si coglie una costante e vitale voglia di spiazzare portando la storia verso lidi inaspettati, come sempre dovrebbe essere. Ci sono aspetti leggermente esasperanti (il fatto che siano un po’ tutti contemporaneamente sull’orlo di una crisi di nervi, Paris in particolare è davvero qualcosa di esagerato; i vecchi personaggi che devono passare tutti a salutare col loro giretto telefonato, sia mai che qualcuno, come il nonno, stianti e non possa presenziare al prossimo giro, il ritorno affrettato di Sookie è particolarmente ridicolo; Luke che è così tonto che non capisce che non gli si sta chiedendo di accoppiarsi con donne a caso, nonostante glielo ripetano ottocento volte… ma poi ‘st’omo tra i “non abbiamo il Wi-Fi, parlatevi tra di voi” e gli atteggiamenti alla “sono un una persona semplice con dei sani valori, ampliare l’attività non m’interessa, guardatemi come mi sento fuori posto mentre questi esseri inferiori e immorali cercano di costringermi a fare queste cose che non condivido” veramente non si regge).

Contraddicendo tutto ciò che ho scritto, alcune cose forzatamente eccentriche questa volta mi hanno convinto, come lo sgangherato musical per disagiati, così brutto e improbabile che fa il giro. Michel mi piace, vabbè, che c’è da dire, è il migliore. Pollicione su per la nonna, sia come interpretazione (e ok, si sapeva) sia per la parte che le hanno cucito addosso. Da quel che ricordo (è passato tanto tempo, magari mi sbaglio) la conflittualità con Lorelai si era andata un po’ annacquando nel corso delle stagioni. Qui invece torna subito esplosivamente e prepotentemente a esasperarsi: giusto così, è quello il suo ruolo, detesto quando nelle serie continuano a tenere dentro gente che ha visibilmente perso lo slancio vitale iniziale perché comunque, dai, fa arredamento.

 

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