Utopia, fondamentalmente, è una serie che non potete in alcun modo perdervi se più di ogni altra cosa amate il giallo. Proprio così, se vi piace proprio quel colore lì, alla follia, se magari osate anche indossarlo tra ululati di disapprovazione e incuranti del disprezzo dei vicini metallari, beh, allora Utopia è quella giusta da prendere, in mezzo alle tante. La gente uccide, trucida esseri indifesi che non si capisce bene quali colpe abbiano commesso nella vita, ma lo fa indossando questi bei colori solari, anche le piastrelle sulle quali il sangue schizza sono allegre e variopinte, il tutto è condito da un commento sonoro vivace e pieno di stile, la classe degli autori, capiamoci, è fuori discussione. Andando a cercare i messaggi arretrati tutti frignano perché Utopia è stata interrotta ben prima della sua naturale conclusione, ma come, una serie di questa qualità, laggente non capisce, ve lo meritate (boh) The Walking Dead. Ma francamente era un po’ un pasticcio, specie nella parte finale della seconda stagione (come dicono tutti, ma secondo me si capiva abbondantemente già nella prima). In sostanza vedi questo branco di psicopatici volutamente male assortito agitarsi un po’ a casaccio intorno a questa storia dei complotti e dell’arma di distruzione di massa, ogni tanto qualcuno punta una pistola o un fucile in faccia a qualcun altro, per imprecisate ragioni, le probabilità che faccia fuoco sono abbastanza elevate, ma magari interviene qualcuno dalle retrovie a evitare che la serie resti senza personaggi troppo sbrigativamente. Se uccidere o minacciare qualcuno di morte diventa un evento più normale e frequente di mangiare un panino con la caciotta, beh, forse non è una buona idea, in compenso è una cosa che attira molto i ggiovani. L’eccentricità però va saputa dosare ai fini commerciali, altrimenti le masse smettono di adularti e seguirti.

La brillantezza e il cinismo che indubbiamente fanno parte della dotazione di Utopia mi paiono un po’ troppo ostentati, compiaciuti e autoreferenziali. Utopia è una delle poche serie nelle quali i bambini sembrano essere coinvolti attivamente e distruttivamente nelle scene di violenza immorale e senza senso, presto il MOIGE e i potenti hashtag degli attivisti starnazzanti su Twitter potrebbero toglierci anche questo tipo di libertà e tra qualche decennio nei gruppi di nostalgici si parlerà di Jessica Hyde e compari con lo stesso brivido evocato oggi dal ricordo dei tempi nei quali le scorrettezze dell’Uomo Tigre erano ancora possibili. Leggo che la psicologia dei personaggi sarebbe complessa ma non sono molto convinto, alla fine è un appariscente e rumoroso fumettone, lo si intuisce pure dagli intercalari (il continuo, biascicato “Where is Jessica Hyde?” mi vale un “Giuda ballerino!”). I tizi mi paiono tutti abbastanza intercambiabilmente sensibili (a modo loro), disadattati (a modo loro), spietati (chi più, chi meno), stronzi a causa del loro passato difficile o più probabilmente per qualche strano disturbo mentale lasciato solo intuire… Dai, pure io avrei preferito magari una stagione in più, perché le mie pupille potessero godere ancora di altro stupefacente giallo canarino e di ulteriori crudeli uccisioni efferate che comunque non dispiacciono mai, ma non inventiamoci cose che non ci sono, molta classe nel ricreare le ambientazioni, qualche buono spunto, tanto procedere a tentoni senza sapere bene dove andare a parare. La puntata che mi è piaciuta di più è la prima della seconda stagione, quella in cui si va indietro nel tempo e riescono a buttarci spericolatamente in mezzo pure Bruno Vespa, peraltro anche lui contenuto in un completo un tantinello sgargiante.