Ieri, mentre facevo ginnastica artistica, oppure no, ho visto finalmente Zardoz (l’avevo scaricato anni or sono dopo che il collega Prepuzio aveva messo una foto di Sean Connery in pistola e mutande, a proposito, pace all’anima sua)(di Ganglio-Gangio, il vecchio Sean credo sia ancora vivo e più sexy che mai, il top della secsitudine anzi pare lo raggiungerà verso i centocinque anni, è stato calcolato). Mi vengono in mente delle idee a proposito del film, ma ora navigando mi sono accorto che sono già state elaborate su un sito in inglese. Che si fa in questi casi? In sostanza, secondo me quando ci si trova al cospetto di un’opera del genere è ozioso mettersi a cercare di capire dove volesse andare a parare esattamente chi l’ha concepita, la storia a un certo punto diventa troppo inutilmente ingarbugliata e, come sempre accade quando un autore vuole mettere troppa carne al fuoco e affastella pretenziosamente simbolismi e allegorie o fa troppo il criptico senza apparente motivo o talento, si perde interesse.

L’aspetto intrigante di Zardoz sta proprio nel fatto che sia stato realizzato. Come dice quel sito, possibile che a un certo punto, nelle varie fasi di preproduzione e lavorazione, non sia intervenuto qualcuno, magari molto ricco, o semplicemente appena appena sobrio, un produttore, un distributore, un operatore ecologico, una vecchia zia di Sean Connery, a dire “Uhm, no. Fermate tutto”? Magari condendo con un salace “Che cazz’è ‘sta roba? Siete completamente pazzi”.

Ovviamente, dato che questo blog s’intitola non a caso “Opinioni psichedeliche ecc.”, ho trovato in parte affascinante Zardoz. L’inizio cattura abbastanza, colpisce l’immediatezza dell’apertura ultranaïf e molto vintage con la testa-dio che va dritta al sodo ordinando ai suoi sudditi di utilizzare le armi vietando al contempo l’uso dei peni (cioè, ci rendiamo conto? quale film non pornografico con ambizioni commerciali si apre tirando subito in mezzo il cazzo?). Bene anche gli Sterminatori che trucidano le moltitudini di disgraziati, avvincente. Sadismo e immoralità senza tanti fronzoli, oh, yeah. Già a Sean Connery che infila del grano nel dio-capoccia si comincia a intuire in che modo sia stato sperperato il milione di dollari stanziato per realizzare l’opera. Poi a un certo punto ci si perde e il film diventa un susseguirsi apparentemente insensato di scene all’insegna della psichedelia più indefessa e artigianale, non si capisce se ciò sia dovuto più a una cattiva scrittura o a un’improvvisazione sbarazzina.

“Aò, senti, a che punto la bruciamo ‘sta fattoria degli Apatici?”. “No, prima ci va un’altra scena con le sacerdotesse nude con in testa dei goldoni a pois e dei catarifrangenti sulle tette che chiedono a Sean di ingravidarle in cambio di conoscenza”. “Ah, va bene… E il Mago di Oz che cacchio c’entra? Mica ho capito. Perché non buttiamo nella mischia allora anche Tiramolla, mi è sempre piaciuto”. “Uhm, fammi pensare. Tiramolla potrebbe irrompere alla fine, a cavallo, mascherato, dopo la strage degli Immortali e… no, non funziona, mi sa che è meglio un’altra scena con le donne biotte”. “Un’altra ancora? Ma è la trentacinquesima!”. “Questa è necessaria per mostrare che, nonostante il Tabernacolo sia stato distrutto dal Vortex mentre Sean Connery era intento a scrutare i cristalli alla ricerca del desiderio sessuale e dell’erezione eterna, è ancora possibile per le seguaci della supermegamaxidiaconessa raggiungere la redenzione, chiara metafora della morte che dà senso alla vita in quanto da essa originata”. “Beh, certo, era chiarissimo, non c’è bisogno di spiegarlo. Geniale. (Geppo il diavolo buono? Provolino? Nonna Abelarda?)”.