agnello
jackhynes — Day 107 bottle lamb
Ogni volta che qualcuno vince le elezioni (solitamente berlusconi) o le perde (di solito il centrosinistra) o anche nel caso in cui le pareggi, ovunque si legge o si ode di esseri più o meno umani disposti ad abbandonare con una certa disinvoltura i propri sudati averi, e ancora sicurezze, amici, parenti, fidanzati, animali domestici, ecc. per trasferirsi in luoghi più o meno esotici, retti da politici incredibilmente retti, alla ricerca di una propria realizzazione personale, professionale e sessuale.

In tutto ciò, oltre a dosi equine di disperazione e di afflizione vera o presunta, è possibile intercettare anche un certo quantitativo di scarsa modestia, perlomeno in alcuni esemplari; in quanto, se si fugge schifati da un’aspra realtà, colpevole di non ricoprirci di applausi e di dobloni di cioccolata finissima — o almeno non nei quantitativi spesso inusitati che riterremmo di meritare — lo si fa naturalmente in base all”Io valgo” (e, sottinteso, “tu magari un po’ meno“) di schifferiana memoria.

Ovviamente, poi sono in pochissimi a mettere in atto simili proponimenti; anche perché, diciamocelo, la prospettiva di comunicare nel tradizionale inglese maccheronico con primati ostili o quantomeno guardinghi nei confronti dell’italiano medio e della bisunta fama che si porta appresso, sotto sotto, è abbastanza scoraggiante; e il realismo prevale sull’esterofilia dilagante, nonché su quel desiderio tardoadolescenziale di intrufolarsi di soppiatto sotto le lenzuola del jet set internazionale quale nuova, riverita star del pop/rock/rap/jazz/tarantella-metal.

Personalmente, riposto da troppo tempo il sogno di conquistare il globo e di riportare a nuovo e accecante splendore i buchi negri che ci affliggono senza sosta (specie nell’ultimo periodo), vago privo di una chiara meta, impigrito e reso superfluo dalla rete che ci avvolge e che ci nutre, anelando al massimo alla vincita definitiva al Superenalotto che mi regali viaggi granitici e certezze inenarrabili.