Commento lasciato in giro. Mentana ha un sacco di difetti, paraculo, cerchiobottista, caduto dal pero, gallo che canta in coppa alla monnezza, ecc., ma obiettivamente è anche una delle migliori teste in circolazione. Il “blastare”, sui social, per come sono nel 2017, per quanto antiestetico è in qualche modo una parte necessaria del porsi (certo, si può farlo in diversi modi, diverse gradazioni di intensità, ecc.). Se impieghi tempo e risorse per esprimere quotidianamente un tuo punto di vista informato e articolato sui fatti del mondo di fronte a una vasta platea poi è ovvio che devi anche difenderlo di fronte alle orde di zombie, caproni e analfabeti vari che inevitabilmente lo inzozzeranno e lo prenderanno d’assalto, spostando il discorso, mettendoti in bocca cose che non hai detto e quant’altro. E le maniere da educanda in un simile scenario temo che risulterebbero tremendamente inefficaci, anzi, proprio insensate (è anche divertente doverlo spiegare a gente che bivaccava su FriendFeed). È proprio un fatto basilare di comunicazione.

Le risposte “a tono”, proporzionate all’intensità della stupidaggine partorita dal commentatore, servono anche a tirare dalla tua parte il pubblico, anche quello dialetticamente e intellettualmente “meno attrezzato”, evidenziando l’esistenza di un percorso, di un’alternativa logica allo sbrocchismo senza senso e senza ritegno attualmente imperante. Se ti poni come “faro della razionalità” in un mondo di irrazionalità come il Facebook attuale poi devi portare avanti la tua (impegnativa) missione fino in fondo, non avrebbe senso svicolare, o ergerti su un piedistallo ignorando le reazioni e le obiezioni della ggente che commenta.

Un po’ diverso è a mio avviso il caso di Burioni, che svolge una funzione socialmente delicata (forse la più delicata in assoluto, visto che a figure come la sua mettiamo in mano la nostra salute). Lì è evidente che risposte a volte troppo fuori dalle righe tipo “stai zitta e vaccina i tuoi figli, brutta casalinga ignorante del cazzo” (non ha mai scritto testualmente questo, ovviamente, ma come senso e toni siamo lì) siano eccessive e inappropriate. Un medico (che faccia divulgazione scientifica) deve per forza cercare di contenersi di più di un utente qualunque o di un altro personaggio pubblico dato il suo ruolo e l’obiettivo che persegue. Penso comunque che anche nel suo caso le critiche siano nel complesso eccessive, la risposta arguta ma non direttamente offensiva ci può stare, poi se la tizia di Twitter si scancella perché in diecimila ricondividono la sua domanda sciocca per percularla, amen. Sull’efficacia del suo approccio si potrebbe discutere molto (è vero che lo slogan “la sgienza non è demogratica!1!1” ripetuto a pappagallo da tanti non si può sentire e che chi è radicalizzato non cambierà, immediatamente, opinione se preso a schiaffoni, ma sospetto che il suo innegabile successo, molto superiore a quello di altri più beneducati che nessuno prima si era mai cacato, dia un bel contributo a non lasciare il monopolio dell’internet su temi importanti alle stronzate… il condizionamento sociale fa la sua parte, altro che storie, se sul web dilagano i complottismi, le bufale e le scemenze a ruota libera e nessuno si oppone mai con fermezza è un bel guaio; se condivido boiate dalla mattina alla sera e il compagno di banco non mi dice niente o approva mi sento un fenomeno e continuo, se invece il mio modo di fare viene contrastato e quelli intorno mi fanno sentire uno scemo magari, non subito, certo, dopo aver metabolizzato, se non sono proprio un caso clinico rallento o smetto).