(Commento deposto nei paraggi di una condivisione di questo post). Il tizio che mette il cartello “pediatro” è [inserire epiteto], così come è [altro epiteto, più pesante] chi considera la (oh, scusate, è brutto non mettere l’articolo, suona male) Boldrini la principale causa dei mali del mondo e passa la giornata a insultarla sul web. Il problema non è tanto il benaltrismo – concetto peraltro sopravvalutato perché fissare delle priorità a tutti i livelli è necessario, insomma, la piramide di Maslow qualcosa dovrebbe pur aver insegnato [1] – ma il fatto che la sinistra (sinistra, quindi veterofemminismo compreso) vada totalmente in fissa con ‘ste scemenze, sembrandone ossessionata o quantomeno sopravvalutandole di brutto. Insomma, in altre parole le manie e le fissazioni delle persone mi dicono qualcosa di importante su quella che è la loro visione dell’universo, con ciò che ne consegue. Purtroppo i danni fatti da Moretti e dal suo “le parole sono importanti” (non che non sia vero, però…) sono incalcolabili.

La cosa appare lampante quando si pensa ai cartelloni pubblicitari sessisti (compresi, con una certa fantasia, quelli dello yogurt dalla forma fallica) annoverati da certi, spesso gli stessi che si battono senza sosta per questa roba, a momenti come il motivo principale dei femminicidi e dei maltrattamenti verso le donne, vedendoci quasi un rapporto causa-effetto diretto e immediato [2]. È facile notare come in Paesi, tipo quelli dove l’estremismo islamico la fa da padrone, nei quali di questi cartelloni con le ragazze biotte non se ne vede manco l’ombra la condizione della donna non sia certo migliore. Anzi. Poi io sono sempre attento a dire “sindaca”, “architetta” (non è brutto… cerrrrto), ecc., ma lo faccio un po’ con lo spirito di quando devo assecondare il matto del paese o, per quieto vivere, il parente che crede alle scie chimiche durante il cenone di Natale. Certo, di fronte ad “assessora” (roba da film di Totò), beh, lì vacillo, devo ammettere.

 

[1] Segnatamente, per quanto riguarda i personaggi pubblici, essi possono venire associati per forza di cose dalla gente a una delle “battaglie” che portano avanti, o al massimo a due, o a tre. Non a ottocentosessantasette. Così come la Brambilla è riconducibile immediatamente al suo impegno animalista, e difficilmente ad altro, ormai la Boldrini fa scattare nella mente di tutti la lotta politicamente corretta per imporre “sindaca” e “ministra”. Quindi, ammesso e non concesso che quella “a” finale abbia un qualche rilievo e sia in grado di condizionare impercettibilmente il modo di pensare e le scelte delle persone, non ha poi così torto chi fa notare che forse chi ha “visibilità” dovrebbe evitare di sbattersi dispersivamente per queste cause concentrando gli sforzi su questioni un po’ più rilevanti.

[2] Sospetto che l’emancipazione femminile passi da queste cose, più che dallo scrivere “ministra”. Riguardo ai “femminicidi”, nel senso di omicidi della compagna, fidanzata, moglie o ex, sicuramente si può fare molto a livello di prevenzione, spingendo a mollare e denunciare i compagni, i mariti e gli ex violenti, intervenendo con più anticipo e in maniera più decisa nei casi di stalking e molestie, ecc. Il “femminicidio”, però, è in realtà un omicidio (e debellare l’omicidio sarebbe bello, ma forse un po’ utopistico). Nel senso che il maschio, purtroppo, è per sua natura (vedi testosterone, ecc.) violento, ed esercita questa violenza verso altri uomini, verso le cose, la flora, la fauna… verso un po’ tutto quello che gli capita a tiro, e quindi anche verso le donne. (Certo, ci sono casi come quello della Thatcher, con la sua guerra delle Falkland non immotivata ma forse non proprio inevitabilissima, o della Cianciulli, che vedeva nelle persone delle potenziali, ancora inespresse saponette; ma sono eccezioni, in genere la donna è portata a risolvere le conflittualità in maniera meno o diversamente aggressiva). Il cervello maschile ha, innegabilmente, un “bug”: sia l’uomo sia la donna in caso di fine di una storia possono prenderla molto, molto a male; ma mentre la donna riesce a trovare valvole di sfogo più innocue, il maschio, più propenso a risolvere le tensioni con l’uso della forza, a volte non gliela fa. Non so quanto sia utile la spettacolarizzazione: forse, la recente introduzione del contatore di femminicidi, che fa la sua comparsa nei vari servizi sul tema, servirà solo a far notare che in realtà non c’è questo aumento smisurato di donne uccise da mariti, fidanzati ed ex di anno in anno, al contrario di quello che sostiene la narrazione imperante. Anzi, se ci fosse qualche caso in più probabilmente sarebbe da imputare proprio all’effetto imitazione: chi compie questi atti è debole di cervello e ha poca fantasia, se la TV insiste a sensazionalizzare i femminicidi giorno e notte…

Riguardo alla retorica della donna oggetto: se la donna nel 2017 in Italia fosse sul serio considerata alla stregua di una cosa inanimata, come si dice, semplicemente non ci sarebbe l’abnorme spazio mediatico che c’è in presenza di fatti di cronaca che vedono come vittima un esponente del sesso femminile (Scazzi, Gambirasio, Cesaroni… davvero c’è bisogno di fare i nomi? Non ho mai visto speciali su speciali dedicati a una lampada rotta o a un soprammobile fracassato). Semplicemente, anche il peggior bifolco e troglodita maschilista ha comunque ben presente che, oggi, nella società occidentale attuale, le donne non sono oggetti e l’uomo non può disporne a piacimento, se non vuole subire sanzioni severissime dalla collettività, che condanna fermamente determinate azioni (non sempre, anche in un passato recente, è stato così, ma ora sì), e che il ruolo sociale della donna è assolutamente centrale. Poi, per carità, che un certo, vergognoso maschilismo cafone da cerebrolesi esista e prosperi ancora oggi è evidente, basta andare a leggere i commenti a un qualsiasi video di un qualunque soubrette su YouTube.