Stefano Lucidi (il cognome decisamente non ci azzecca) imbottito di stupefacenti e sprovvisto di patenti, lanciato a velocità folli, asfaltò due teneri fidanzatini sull’amata Nomentana tempo fa. Ora, in appello, i giudici hanno avuto la bella pensata di dimezzargli la pena, già non altissima (da dieci anni a cinque). Incidente stradale
boxchain – car flip
Non si tratta di omicidio volontario (e su ciò sono d’accordo: anche nel processo ThyssenKrupp, lo dico a malincuore, mi sembra un po’ tirato per i capelli). Nel caso del dolo eventuale, bisognerebbe dimostrare che la previsione del nefasto evento venga considerata non incerta, ma concretamente possibile e accettata con sicumera dallo stronzo (al) volante. Nonostante questo, a norma di legge, qualche annetto in più avrebbero potuto appiopparglielo (con la combo codice della strada usato come carta da culo + ddjoghe + omicidio plurimo si può arrivare fino a quindici anni, a detta dell’art. 589 del codice penale).

Ma il punto non sta tanto qui. Si tratta di colpa cosciente (e non semplice), cioè il tizio ha messo in atto un comportamento estremamente pericoloso senza la precisa volontà di uccidere, pensando magari che non sarebbe successo nulla, sopravvalutando le sue schumacheriane doti. Il problema è che il diritto sbaglia a considerare l’omicidio volontario (trovo mia moglie a letto con l’amante, l’ammazzo e bon) molto più grave di una roba del genere. È un problema culturale. L’automobile è, potenzialmente, un’arma devastante, non un giocattolo. Questo dovrebbe essere scolpito a fuoco nelle zucche di tutti i patentati del mondo. Quindi va usata sempre in maniera estremamente responsabile e giudiziosa (sì, la prudenza, che noia, lo so). Gli abusi, che costano migliaia di vite ogni anno (e pensare che si fa un baccano immane se qualcuno viene rapito in Culonistan), oltre ai feriti gravi, non andrebbero nemmeno pensati, e vanno stroncati senza pietà. Siamo in guerra, gente.

Chi si mettesse a sparare a caso in una piazza poco affollata, pensando di non beccare nessuno grazie alla sua abilità andrebbe punito con la massima severità per la sua idiozia e il suo superomismo del cazzo, che lo rendono un enorme punto interrogativo vagante non meno socialmente pericoloso dell’uxoricida di cui sopra. Per comportamenti così pericolosi e irresponsabili, con per giunta l’aggravante del mancato soccorso prestato (“nonostante l’investimento, proseguì la corsa e riuscì anche a chiudere la macchina in una rimessa“), andrebbe prevista una pena simile all’omicidio volontario, senza che il giudice sia costretto ad arrampicarsi sui codici (adesso è necessario che sia il PM a provare i “pensieri menefreghisti” del guidatore, cioè che nella sua zucca vuota passasse qualcosa tipo “anche se becco qualcuno non me ne importa una fava“; cosa che ovviamente non avviene quasi mai, perché l’omicida dovrebbe essere così fesso da confessare i suoi pensieri, non esistendo ancora una macchina capace di andare a leggerglieli e renderli pubblici).