Ha fatto il giro di internetz negli scorsi giorni il video della studentessa iraniana soppressa arbitrariamente. Beppegrillo ha intimato ai blogger di diffondere il filmato. Mentre altri si sono incaponiti sulla sua presunta non veridicità. Alcuni fotogrammi indispensabili non sarebbero presenti. E poi manca qualcuno che abbia verificato sul posto, lei avrebbe potuto fingere, massì dai, Anna Magnani a ‘sta Neda le fa un baffo, non vedi quella che stringe nelle mani è nient’altro che una fiala di pummarolaspray, siamo su scherziaparte. Iran rivoltaO comunque è meglio che rimanga Amadindondan, così gliela fa vedere lui a quegli sporchi yankee. Oppure è meglio che resti così l’Iran può essere asfaltato più velocemente e trasformato in un comodo e arioso parcheggio. E la gara ad arrivare primi sui social, con le foto del cadavere, il gossip ancora fumante, e poi Neda era bbona.

Non ho visto questo video, così come, di solito, non amo guardare quelli che mostrano torture, stupri, uccisioni, stragi efferate e insensate su umani, animali, vegetali, oggetti e Teletubbies (anzi, no, in questo caso vedo con sadico piacere). Qualche volta mi capita di scansionare quelli che spuntano sui social network o in tivù dell’Iraq, o di altre guerre sperdute in cui soldati veri o presunti vengono annichiliti come in un videogioco nazista di pessimo gusto. Credo che una piccola svolta ci sia stata con il video del tizio (forse Adjmal Nashkbandi, l’interprete di Mastrogiacomo?) rapito dai talebani e poi decapitato con feroce lentezza che ebbe un particolare successo. Poi vabbè, Rotten, b di 4chan e immagino molto altro, suppongo abbiano sempre pubicamente tirato come un pelo. Non posso sapere esattamente cosa spinga gli altri, né generalizzare, ma io non amo guardare questo genere di spettacoli perché so che lo farei non certo per acquisire chissà quali indispensabili informazioni che altrimenti mi sarebbero state precluse, bensì per pura, macabra curiosità morbosa di bassissimo livello. E quindi mi sentirei una merdina ambulante.

Mi stupisco del fatto che in molti manchi completamente qualsiasi capacità di immaginazione. Che, come San Tommaso, non si riesca a credere finché non si vede. Una decapitazione non è una gita di piacere. Posso capire la funzione documentaristica in alcuni casi, l’immagine è indispensabile e insostituibile per apprendere certe dinamiche, ecc. Ma se è stata uccisa una ragazza da un cecchino, è stata uccisa. Punto. A che serve guardare il video? È morta con gli occhi aperti mentre noi viviamo con gli occhi chiusi. Ma davvero abbiamo bisogno di questi slogan cazzoni?

Forse Neda (o chi per lei) sarebbe stata d’accordo con questa botta di popolarità mediatica post mortem, con la spettacolarizzazione del suo assassinio, in quanto comunque utile alla causa per la quale si è sacrificata. Forse ha ragione chi sostiene che assistere a questi spettacoli giorno dopo giorno desensibilizzi, faccia assuefare. Il dolore smette di essere qualcosa di speciale, in fondo, di straordinario, di importante, ma diventa la normalità di un click. Ovviamente si tratta di processi lenti e inconsci. I momenti finali di una vita, un tempo sacri e da proteggere accuratamente, vengono iutubizzati ed esibiti con disinvoltura al pubblico ludibrio. La sofferenza altrui viene eletta a show. Un po’ come quello offerto dalla rockstar impazzita che sfascia la chitarra sull’ignaro bassista o dalla stratatuata di turno capace di suggere centottanta cazzi contemporaneamente su PornHub.