Andai a Berlino che il muro era stato saccheggiato solo da pochi anni, tipo Zooropa appena gettato sul mercato, o stava per. Parte Est, per risparmiare: i soldi sarebbero serviti ad acquistare schegge di presunti mattoni dall’importanza storica inestimabile a prezzi da urlo. Zippato in stanza con un siciliano, sosia Uomo muroinsignificante di uno impattato anni prima, e un milanese che parlava sempre, soprattutto nel sonno (cattolico, badilate di cultura). Una bicicletta a pochi giorni dal fischio finale lo travolse riducendolo al silenzio (purtroppo solo per poco). Le ragazze emettevano litri di bava fosforescente solo su Tim, l’insegnante di tedesco sagace e alla moda (mai capito perché la matita sia maschile, il quaderno neutro e il salcazzo femminile). La più topa, che sosteneva di essere illibata, senza che nessuno glielo avesse chiesto, per altro, a un certo punto si sfidanzò con un inglese dagli occhi azzurri e dalle dubbie attitudini igienico-sanitarie (lo trattava come un cagnolino). Attorno a noi belgi, olandesi, lichtensteinesi in grado di parlare tutte le lingue del mondo, anche contemporaneamente. Tutti litigavano con tutti in continuazione, e, in generale, secernevano odio in quantità. (Alla fine ovviamente lacrime, baci e farlocchissimi abbracci). Stupore per i negozi che ti cacciavano via prestissimo (al Virgin megastore facevano ascoltare qualunque CD a sbafo, cosa inimmaginabile per l’epoca). E le proporzioni generali della città che perlustrai in lungo e in largo, comprese le più brulle e cessacchiose periferie. Mi affezionai particolarmente al museo egizio e alla Porta di Ishtar al Pergamon Museum, in generale turbato dalla capacità di farsi belli sfoggiando capolavori altrui straordinariamente mantenuti/ricostruiti/valorizzati/rubbati. (Altro che quel famoso Paese che si bulla di inglobare il 153% del patrimonio artistico mondiale e poi gli casca tutto a pezzi).

Non si dovrebbe dire, lo so, ma segretamente preferisco l’atmosfera irreale, quasi fantascientifica che si respirava prima, quei mondi misteriosi oltre il muro, la gente baffuta e convintissima pronta a ucciderti per un pugno di idee (mentre oggi lo farebbe per partecipare al Grande Fratello), gli allucinanti viaggi nello spazio che chi se ne incula della fame nel mondo, l’importante è esportare il Big Mac su Plutone, quella strana e un po’ malsana competizione tra Superpotenze sempre sull’orlo di una crisi di nervi, i presidenti con l’immancabile valigetta dei missili nucolari a portata di nella stanza orale, si sa mai, i vari Andropov, Cernenko, ecc. che quando gli pigliava un raffreddore sapevi già che erano fritti, GP2 che, in fondo, diceva du’ stronzate banaleggianti in papese e giù tutti che volevano baciarlo, ammazzarlo, ingropparlo, santificarlo, vespizzarlo.