Il problema di Hojo in Rash!! è simile a quello che affligge le rock band dopo i primi due o tre (vabbè, famo quattro o cinque, per stare larghi) dischi. Ma direi che è quello universale dell’uomo. Siamo limitati, ci si ripete. Invariabilmente. Inevitabilmente. Che ci si vuole fare. La capoccia a disposizione è una e una sola, e quando comincia a prendere una forma c’è poco da. Ci fissiamo con determinati temi, ripetiamo ossessivamente concetti, termini, disturbi psichiatrici, senza apparentemente renderci conto della limitatezza delle nostre vedute, inadeguate rispetto alla vastità e alla complessità di un mondo in subbuglio. Certo, si può cercare di cambiare, gli eteronimi di Pessoa (yawn), o la gente che si faceva cinquecento fake per darsi ragione sui forum (ma non ho visto mai nessuno sufficientemente bravo da riuscire a diversificare le personalità rendendole irriconoscibili e durando nel tempo). Ma insomma, sono palliativi, artificiosi espedienti, la sostanza rimane quella. Purtroppo questo siamo, e, a meno di non entrare gloriosamente nel Club 27, bisogna andare avanti, sia pur lentamente si muta, ci si evolve vivendo, creando, mescolandosi comunque con altra materia nella quale ci si imbatte lungo in cammino, pasticciandosi come giocolieri nei propri stessi escrementi.

Il peccato commesso da Hojo qui è quello di frullare senza particolare ispirazione situazioni, argomenti e personaggi già in qualche modo presentati altrove, creando una sorta di piccolo mostro. Un bel mostriciattolo, in realtà. Non posso dire che Rash!! mi abbia stupito per la sua originalità, o che vi appaiano personaggi particolarmente carismatici che porterò per sempre con me (già mi sono dimenticato come si chiamano tutti quanti, esclusa la protagonista, purtroppo i nomi giapponesi mi escono dalla capoccia più velocemente di tutte le chiacchiere di quelli che parlano alla velocità della luce passando di palo in frasca e si incazzano pure se non stai attento durante tutta la durata dello show, è capace che rischi anche l’interrogazione). C’è chi si è lamentato perfino dei disegni, ma andiamo. C’è gente che nei manga propone(va) veramente quattro pastrocchi senza ritegno, qui le curve della discinta e forzuta protagonista sono morbide, quasi profumate, gli arti credibili, le scene d’azione intrise di quel particolare dinamismo orientale dal retrogusto stradaiolo (che cazzo ho scritto?).

È tutto già visto, verso la fine abbiamo pure i dilemmi morali del solito giustiziere fai da te, quante narrazioni simili esisteranno in giro (quante ne esistevano già al momento della pubblicazione dell’opera). Hojo sfreccia nevroticamente da una ministoria e da una gag all’altra, ma lo fa col pilota automatico inserito e sfoggiando poca creatività, come se gli toccasse pagarla a peso, la creatività, anche quando punta più apertamente a sorprendere come nella seconda parte. Rash!! è gradevole da leggere nelle estati torride, cotti e rintontiti sotto l’ombrellone, col coccobello che urla sguaiato sullo sfondo e una cedrata Tassoni ghiacciata solidamente conficcata nell’ano (coprolalia finale gratuita messa per vedere se eravate attenti).