L’Agcom potrà, a sua discrezione, decidere di calare il sipario con un click su siti internet scelti a caso (chiunque a ben vedere viola in qualche modo il copyright, anche solo con una foto o un filmato del suo supereroe della musica uòck prediletto, Cloaca Maximaun cavillo si trova). Una situazione oltremodo incresciosa, poco democratica e palesemente incostituzionale (?) che, manco a dirlo, non trova corrispondenze nel nostro sistema planetario preferito.

Il web italiano è sicuramente una cloaca malnata, una marmellata indistinta di siti e sitarelli che vivacchiano di notizie generate col traduttore di Gogol, (contro)informazione demenziale fatta di copiaincolla, signoraggi e appelli improbabili, colonnine sbronze di Repubblica, elmarburchiate, blog infariciti di qualunquismo e slogan orecchiati qua e là, animaletti pucciosi truffaldinamente posizionati intorno alle news per incrementare le visite, pezzi di figa e autoreferenzialità spicciola.

Il quadro complessivo è sconfortante: gente che commenta a tutto capslock senza capire, senza aver mai capito nulla nella vita, partendo sistematicamente per la tangente con una disinvoltura che lascia di sasso, mancanza pressoché assoluta di contenuti originali, o anche solo barlumi di creatività. Verifica delle fonti inesistente, spirito critico non pervenuto. Ripetitività.

Di fronte a un simile spettacolo ci si chiede con quale coraggio gli utenti trovino pure la forza e la faccia tosta per opporsi a chi si arroga il diritto di dire che le loro stronzate o le mie o le tue non debbano più esistere perché è meglio così, anche dal punto di vista estetico, mica lo si fa per compiacere Mediaset o il lobbista di turno, noooooo.

Resta il fatto che è sbagliato e basta. Il potere sconcertante di vita o di morte sui siti attribuito all’Agcom è peggio di qualsiasi schifezza mai partorita da un blogger logorroico dall’ego sempre duro, è più pericoloso dell’itagliano scorreggiuto di quelli che copiano male le notizie e più illogico del commentatore paonazzo che salta qualunquisticamente di palo in frasca ululando come al mercato del pesce.

La soluzione quindi è l’unica, quella di sempre. Continuare a frignare, a condividere elementi e a spaccare il cazzo, monotonamente, conformisticamente e direi anche acefalicamente sinché pure questo ennesimo scempio non imploderà, come per magia, con fragore nei culi di coloro che hanno avuto l’ardire di concepirlo.