Come forse avrò accennato in qualcuna delle mie precedenti vite, non sono poi tanto convinto che l’utilizzo più idoneo e sensato dello strumento blog sia quello di luogo o deposito consacrato al mero copincollaggio o ripetitoraggio o all’imitazione di ciò che di buono o di malvagio è stato già ampiamente spammato, ripetuto e imitato in giro. Testi di canzoni, video cazzoni, video beppigrilli, immagini divertenti, propaganda ufoscientosignoraggiologica, propaganda antinazifasciodefilippica, eccetera eccetera. Specie se ciò non viene accompagnato da ulteriori commenti, spunti e ululati (vabbè, si fa per dire) originali che completino naturalmente, arricchiscano e diano un senso al risultato finale. O, perlomeno, che si intraveda pure solo un timido tentativo di personalizzazione in tutto ciò. (Anche perché, diciamocelo, limitarsi a riprendere pedissequamente quello che pensa, scrive, canta, caga o iutuba qualcun altro è facile e dà soddisfazione — per via della sensazione di “esserci“, di partecipare in qualche modo, elargendo nanosecondi di gloria riflessa — ma alla lunga forse abbastanza umiliante).

Poi, intendiamoci, ognuno fa il cazzo che gli pare blogga e la vive come vuole sono il primo a dirlo ci mancherebbe altro percaritàdiddio. Forse un tempo, quando non esistevano tutti quei meravigliosi tumblr (ho già parlato della loro quasi genetica e antropologica superiorità? sì, l’ho fatto) che riassumono e ripropongono e fanno a pezzetti così bene il meglio del meglio, e poi i friendstronz, e i socialtromb, e naturalmente facebook per amplificare e condividere ai massimi livelli, tutto ciò aveva più senso.
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Ma oggidì, in particolare, pare che l’impotenza esistenziale nei confronti del dilagare di Pedosilvio e dei suoi merendosi amici stia producendo come reazione quasi rassegnata soprattutto quantitativi a tratti proibitivi di (presunta) satira e di (sedicenti e a volte condivisissime) vignette. Il fenomeno è contagioso.

Nulla contro il tormentone irresistibile (ora va di moda Gasparri), la spinozata salace, magari ormai dal sapore sempre più spesso un po’ inevitabilmente qualunquistico, e l’elaborata luttazzata in trentacinque tempi per palati raffinati, capiamoci. Non sarò certo io a sminuire l’importanza a dir poco gargantuesca della satira come arma più nobile e affilata per punzecchiare i potenti e stuzzicadentare a dovere i regimi. Sempre più spesso, però, sembra di vivere all’interno di un autentico vignettificio nel quale le capacità analitiche di (ex) sagaci blogger, sedicenti opinion leader prestati al web o anche solo semplici commentatori dotati di libero raziocinio vengono prepensionate con largo anticipo. Quasi annullate a favore del semplice e scontato gioco di parole, della battutina a porta vuota, dell’obbligatoria boutade con la nuvoletta intorno. Ormai sembra quasi che basti, non so, anche solo risostituire per l’ennesima volta “mille” con “Mills“, piazzarlo in una frase a caso e frullarci accanto il prevedibile pupazzetto d’ordinanza per rallegrare e mandare in visibilio le folle. Spegnendo però un pochino quella voglia di mettersi in discussione, di parlare, ragionare e, perché no?, accapigliarsi selvaggiamente (ma anche costruttivamente) attorno al webcaminetto. Come una volta.