Chiudere il blog. Aprire il blog. Cambiare trecentoventisette template. Spammare selvaggiamente negli altri blog per aumentare la popolarità. Partecipare a un aggregatore di notizie. Passare i pomeriggi a studiarsi il funzionamento dell’algoritmo. Truccare l’aggregatore. Allearsi con altri utenti per flammare con chi riesce a stuprare l’algoritmo in maniera più efficiente.

Partecipare a un concorso per blog. Perderlo malamente. Attaccare i giurati accusandoli di aver favorito il blogger incapace che sta troppo sul cazzo. brownhills miner
jlwilliams – Brownhills miner
Trollare sul suo blog commenti anonimi irriverenti. Ricevere in cambio commenti sgraditi altrettanto anonimi. Cancellarli tutti furiosamente. Ricevere altre vagonate di commenti di sfottò. Difendersi dagli attacchi utilizzando falsi nick compiacenti.

Trasferire il blog su un’altra piattaforma per riprendere a postare senza scocciature. Richiudere momentaneamente in modo che solo alcune persone ben precise siano portate a pensare che sia stato chiuso. Ririaprire il blog ma senza utilizzarlo per un po’, usando un falso Tumblr in sua vece e come nick il nomecognome vero del compagno che ci rubava le merendine alle elementari.

Postare annunci venati di malincosbroccotronicità lusitana nei quali si lascia intuire che si sta per sbaraccare (ma stavolta definitivamente eh). Ripensarci in seguito al grande afflusso di blogger che chiedono in ginocchio e dandosi colpi di cilicio sui bulbi oculari a vicenda che il blog non venga chiuso. Fingere di non aver detto che in realtà ci fosse davvero intenzione di chiudere ma che andate a pensare.

Riaprire again ma dando accesso solo agli invitati e mettendo la password ai post dispari nei giorni pari, e viceversa. Seppellirerichiuderecancellare violentemente il blog. Aprirne uno nuovo dall’aria più impegnata e professionale. Posticchiare per un po’, sempre i soliti post. Postare solo generatori casuali. Postare solo testi di canzoni di De André. Postare generatori casuali di testi di canzoni di De André. Riprendere a postare con furore agonistico e passione sincera.

Abbandonare il blog al suo inevitabile declino trasferendosi sui social network.

Iscriversi a Facebook. Venire subito inondati da richieste d’amicizia dei contatti dell’ex fidanzato dei tempi delle medie. Riflettere per una settimana sull’opportunità di concedere loro l’amicizia. Essere tentati dalla voglia di sfancularli apertamente. Essere tentati semplicemente di ignorarli. Accettare alla fine in modo indiscriminato tutte le richieste. Abbandonare Facebook, sconvolti.

Lucchettare l’account di Friendfeed per non essere indicizzati dai fidanzati degli ex scopamici che sospettiamo annotino ogni nostra singola mossa. Slucchettarlo su esplicita richiesta del datore di lavoro che non capisce cosa differenzi esattamente Friendfeed da Paint, Emule e Campo Minato. Rilucchettarlo per paura di essere spiati dagli alieni.

Partecipare ai meme. Partecipare con eccitazione strabordante a tutti i meme e promuoverne entusiasticamente di nuovi. Essere travolti da pesanti flame generati da nostre affermazioni offensive verso coloro che partecipano ai meme, contribuendo così a svilire il santo ruolo dei social network. Offendersi a morte perché un carissimo conoscente degli spermatozoi dei bisnonni del cane dello scopamico ecc. che avevamo appena bloccato ha osato improvvisamente annullare l’iscrizione al nostro feed.

Tornare su Facebook. Giocare a Farmville fino a farsi licenziare e a perdere i diritti umani. Disintegrare la password dell’account. Tornare su Friendfeed ma solo per lamentarsi di Farmville. Sentirsi sotto osservazione e deprimersi perché non si riesce più a postare nulla di interessante. Esternare moderata disperazione. Aprire un finto account su Friendfeed per votare like ai nostri post e depistare i motori di ricerca.

Annunciare al mondo che abbiamo contratto l’aviaria, l’influenza suina e il morbo della mucca pazza. Smentirlo subito dopo a social network uniti, dicendo che in realtà abbiamo solo l’HIV felino, la sifilide e la peste bubbonica ma i mercati sono fiduciosi su una nostra pronta ripresa. Mostrare il paio di tette nuovo da Champions League fingendo di discettare invece della crisi dei valori che ha portato allo scioglimento la giunta comunale di Tegucigalpa. Mostrare il portascopino del cesso in marmo di Carrara facendo finta di esibire le tette. Discutere di filologia romanza con se stessi evitando accuratamente di darsi ragione. Morire, e tumblerarlo.

Collegare l’account di Splinder a Badoo, e quello di Flickr a YouTube. Connettere MSN a MySpace e quest’ultimo a PornHub. Creare autostrade digitali interattive per mettere finalmente in comunicazione la nostra lavastoviglie, l’account di Google Buzz e il buco del culo del garante della privacy.