Cristoforo Colombo avrebbe navigato di meno. Ci sarebbero risposte ai quesiti che da sempre tormentano l’umanità. Gli italiani avrebbero usato il nuovo e capiente strumento per contrastare le iniquità del Ventennio, oppure si sarebbero limitati a twittare i mondiali vinti, esultando con Sallusti per le prestigiose alleanze internazionali e per i treni che transitavano in orario? Perché le associazioni dei consumatori, sempre pronte a battersi contro ogni tipo di sopruso, reale e immaginario, lasciavano che i bambini si trastullassero con le Crystal Ball, inalandone felici le vernici? Qualcuno sul frenfi avrebbe difeso Michele Serra che si lamentava del telegramma? Che fine hanno fatto le duecentomila copie stampate (ma sarà vero?) e strillate in copertina di K PC Games del gennaio 2000 (internet in Italia la sapevamo in tre), mostruosamente diretto da tale Roy Zinsenheim, che con il suo maglioncino dal quale emergeva la barbetta rossiccia e incolta, fieramente esibita negli editoriali fatti scrivere probabilmente a un bambino pagato in Chupa Chups, era riuscito perfino a peggiorare la qualità dell’era Minini Saldini, anche nella carta presa direttamente in pescivendoleria? Sono state seppellite ad Alamogordo, nel deserto del New Mexico, accanto a Emanuela Orlandi e alle cartucce invendute di E.T. dell’Atari?

Se cerco cosa ha mangiato ieri a merenda Pippa Middleton Google è pronta a restituirmi in un nanosecondo milioni, che dico milioni?, miliardi di risultati. Ogni testata giornalistica, blogger, utente di social network e sitarello di cucina amatoriale che si rispetti è lì trepidante con la sua versione, impercettibilmente diversa da quella altrui. Tutti ritengono che sia importante che io sappia cosa ha mangiato Pippa Middleton a merenda, che uno, dieci, cento versioni dell’accaduto non siano sufficienti per dissipare i dubbi degli storici, dei posteri che si scanneranno sull’accaduto in dozzine di pubblicazioni accademiche. Già se cerco impressioni a caldo sul suicidio di Kurt Cobain sono destinato a panorami ben più desolanti. Per non parlare dei flame (inesistenti)(vabbè, ce ne saranno in qualche forum di fissati delle robe militari, ma non è qualcosa che abbia coinvolto attivamente l’utonto medio) intorno alla prima guerra del Golfo. Era davvero necessaria? Dove sono le teorie del gombloddo sul fatto che Bush padre abbia lasciato vivo Saddamme perché sapeva che in fondo gli sarebbe tornato utile l’undicisettembre per tirare giù le Torri Gemelle insieme a Osama, a Obama e a Shintaro ‘o pizzettaro? Ma alla fine, il Kuwait, esiste per davvero?

A volte vago su Wikipedia alla ricerca disperata di informazioni relative ai fatti accaduti quando internet ancora non c’era, o era poco diffusa, con risultati quasi sempre tristissimi e insoddisfacenti. Osvaldo Bagnoli. Tutti insistono sulla precocità del ritiro, sul fatto che fosse osteggiato perché comunista e quindi inadatto all’ambiente. Va bene. Ma che ruolo doveva ricoprire un personaggio simile nello spogliatoio di una compagine non certo aperta alle suggestioni della beat generation quale il Catanzaro di inizio anni Sessanta, perché nessuno è in grado di illuminare il suo misterioso passato tra le fila dell’inquietante Ausonia 1931? Sì, ci sono tanti pazzi che unilateralmente scrivono voci, stabiliscono teorie, credendosi esperti di stocazzo, ma alla fine è pieno di lacune che mai nessuno colmerà veramente. È come se il mondo sul quale camminiamo tutti i giorni fosse incompleto perché le regole della fisica a un certo punto si fossero stancate, come se ogni tanto si aprissero nei marciapiedi, sulle facce inebetite della gente degli squarci, delle preoccupanti voragini. E nessuno sapesse veramente come. Quando. Il perché.

Apprendo allibito (sempre da Wikipi’) che Oggi non è più “Il settimanale della famiglia italiana”, com’è stato felicemente e ininterrottamente per settantadue (credo) anni, ma la dicitura è stata sostituita con la nuova, più scintillante “Il newsmagazine delle famiglie italiane”. “Famiglia” va ancora bene, si tiene, è anche puccy, e a Santorum/o piacerebbe. Ma “settimanale” è un termine obsoleto, l’acquirente capirebbe immediatamente che c’è qualcosa che non va, che arcaica è anche la rivista, non solo la definizione, e la lascerebbe spietatamente lì. Invece l’inglese fa fico, infonde dinamicità agli oggetti, e per osmosi agli individui che con essi vengono a contatto, se di mestiere pulisco cessi sono uno sfigato, si sa, se invece sono esperto in WC management, allora. La massaia se ne torna a casa inebriata, sentendosi più rassicurata, importante. Oggi ho solo fatto precisamente le stesse cose di ieri, di l’altroieri, di sempre, la mia vita è poco più interessante di un battiscopa, ingoio nugoli di merda senza batter ciglio. Però vuoi mettere, ho un newsmagazine sotto l’ascella, il mondo allora non mi esclude completamente, sono ancora in gioco.