La rete ci regala l’inaudita possibilità di rimuovere dalle nostre “esistenze”, con pochi e ben assestati click, i personaggi sgraditi e le opinioni indesiderate. Ogni giorno fior di software house studiano nuovi, potenti e flessibili modi per consentire agli utenti di alienarsi sempre un po’ di più, di personalizzare il loro giardinetto virtuale. iQuitEscludendo dalla loro visuale l’inaspettato, e in generale tutto ciò che potrebbe anche solo lontanamente turbarli o infastidirli.

Quello che (secondo le intenzioni degli ingenui) doveva essere uno spazio ultrademocratico di libertà — nel quale i colori si sarebbero mescolati e le idee sarebbero state gioiosamente frullate tutte insieme — si è trasformato in un coacervo un po’ farlocco di nicchie corazzatissime e omologanti, spesso dominate dall’atavica logica del branco. O mosse da interessi a ben guardare non poi tanto più nobili (solo meglio mascherati) rispetto a quelli che animano il resto dell’universo.

Eppure, non ci vuole tanto a capirlo, quello che fa crescere è il confronto selvaggio non annacquato, scontrarsi ogni giorno faticosamente (e con una sana dose di masochismo) con inattesi portatori di idee, valori e odori troppo diversi dai nostri. Contaminarsi. A che prot continuare a sottrarsi alla sfida, cullandosi nelle proprie pseudocertezze rassicuranti?

Il facile delirio di onnipotenza derivato dall’illusione di essere defilippianamente protagonisti di prestigiosi quarti d’ora, e dall’inaudita rapidità di spostamento da una piazza virtuale all’altra; le effimere soddisfazioni elargite da attività quali il trollaggio e lo pseudoanonimato a buon mercato; la bambinesca eccitazione derivata da un accesso diretto e finalmente senza limiti al gioioso mondo del porno hanno isolato sempre di più l’individuo. Costringendolo ad agitarsi disperatamente in un orrendo luna pork pieno di risorse, grandissimo e sbrilluccicantissimo.