Un post di Babbo Natale ormai non deve dimostrare più una fava (ora Notizie Purganti) prende forma nell’oscurità, a mia insaputa, mentre un corpo rotola semisvenuto tra le coperte, rimbalzando sul pavimento e il gatto. Oppure nasce pensato con le parole precise durante la fila alle poste, o mentre il fruttivendolo mi tiene in ostaggio raccontandomi le sue insignificanti e sovrumane cazzate. E rimane lì, a fare la fila (il post), dato che poi ovviamente me ne dimentico e deposito all’interno della cassettina un ricordino completamente diverso. Oppure chi ne fa le feci è Ganglio.

Mi prefiggo di scrivere i post in un post O accessibile dove non li possa smarrire, ma poi alla fine li abbandono ovunque. In .txt destinati a ben più aulici impieghi, in tab sovraffollate, sullo scontrino del supermercato, sui rotoloni di cartaigienica che si srotolano sempre più marroni e indipendenti su pareti immaginarie lungo strade verticali, contromano ma soltanto perché non posso sulle facce della gente, illegalmente. Sulle riviste ormai ammuffite della sala parto dell’oculista, quelle per le quali Maria Giovanna Elmi avrà sempre e comunque vent’anni, dentro. E non solo.

Purtroppo non sull’oculista stesso, che, finita l’attesa, si avvicina spavaldamente, immobilizzandomi sulla poltroncina grazie alla sua arma segreta [alito del ‘700], per poi costringermi a inforcare occhialoni dell’ammore d’altri tempi e a declamare strane letteronze ballonzolanti che casualmente finiscono per comporre l’elenco telefonico della provincia di Merano, seguito inevitabilmente da quello di Oristano, e molto altro.

Le dita viaggiano da sole, imbizzarrite sulla tastiera bic blu che non c’è più, il neurone è ormai obnubilato, zigzagante, accalappiato da visioni ed emergenze tutte sue.

Scrivere diventa col tempo sempre più urgente, non è mai urgente. Scrivere è sovrascrivere, soprattutto. Presagi, paesaggi, personaggi (giuro che non li metto insieme perché iniziano per P, ma perché è proprio lì che si annida lo sporco imbattibile). Tutto viene annotato, certosinamente, catalogato secondo i più precipui e casuali propositi.

Sempre e comunque ininterrottamente. Scriverebbi. Insaziabile in ogni caso e [incurante delle].

Continuerei nonostante la chiusura di internet appena ventilata, di quella della blogopalla tutta, delle proteste delle associazioni dei consumatori nei riguardi di quelle delle casalinghe verso la censura disgraziatamente operata da Luca Volonté nei confronti delle sue ultime dichiarazioni. [Incurante della] inopportuna disintegrazione del globo da parte di forze aliene inalberatissime per la foresta amazzonica e soprattutto per il preannunciato ritorno di Paolo Limiti sui teleschermi.