Fin da piccolo, mi è sempre piaciuto intervistare ggente di tutti i tipi, i colori, le estrazioni sociali, mettendo a rischio in alcuni casi la mia incolumità. Il motivo? Boh, ma sostanzialmente penso che, nonostante ciò che si dice in giro, l’umanità abbia un sacco di robe interessanti da raccontare. Ora che ho a mia disposizione addirittura un intero blogghe, mi sono detto: perché non riprendere a coltivare questa insana abitudine? L’onere della prima intervista spetta nientepopodimeno che a uno dei più promettenti musicisti della Via Lattea, l’autore di quell’Untitled Album che dovete assolutamente e immediatamente ascoltare, ne va della vostra corretta igiene anale.

1) Buondì Skuth, TKA, Alessandro o come preferisci essere chiamato. Ti va di presentarti con parole tue a mia nonna, al mio gatto e agli altri affezionati lettori di questo blog?

AlessandroCiao a tutti i miei nuovi amichetti di questo blog. Sono Alessandro, conosco e adulo telematicamente ABS fin da quando il calcio era uno sport rispettabile, lurko il web di traverso e ogni tanto mi rendo produttivo, vuoi con polemiche, risposte a domande che nessuno ha posto e talvolta anche con musica che produco da parecchio ma che solo recentemente ho iniziato a rendere pubblica.

2) Dagli oltre 55mila ascolti su LastFM si direbbe che ascoltare musica non ti disgusti. Quando e come è nata in te questa urticante passione? Cosa ti spinge ad alimentarla, invece che dedicare il tuo tempo libero al dressage o al giardinaggio?

Da bravo ragazzino scemo, la passione per la musica è nata, similmente a molti altri, come estensione del mio pene, non so se mi spiego. Era bello essere quello sempre aggiornato sulle uscite e sulle serate locali, quello in possesso delle ultime cassettine dei liveset dei DJ e passate come in catene di Sant’Antonio. Poi però le presa di coscienza del fatto che la musica non sempre è prodotto di consumo, o non tale come diffusamente inteso, ma che l’organizzazione di suoni può essere usata per veicolare e trasmettere sensazioni e idee astratte. In tal senso, mi piace pensare al processo creativo musicale come un qualcosa che è oltre il mettersi a nudo, ovvero vivere un momento di totale sincerità con il mondo mostrando angoli ed aspetti privati della nostra mente, aspetti solo nostri, far capire al prossimo che deve rivedere il proprio concetto di “normalità“. Da lì, la volonta di approfondire, alla ricerca di messaggi, lasciati nel mare della proposta musicale Rock bottomcome bottiglie nell’oceano, l’ingordigia e la voglia di conoscere e capire tutti.

3) Se potessi catapultarti sulla tradizionale isola deserta zeppa di tettone nude, quali mp3 piratati porteresti con te? E quali costringeresti ad ascoltare ripetutamente a volumi inumani stile Guantanamo al tuo peggior nemico?

Considerato che non sono il tipo da ascolti compulsivi delle stesse cose, mi porterei dietro interi hard disk, con in maggior parte roba non ancora ascoltata. Se però dovessi fare delle scelte, non potrei rinunziare ai dischi della vita: oltre allo scontato K&D Sessions la cui copertina da sempre figura sul mio profilo last.fm, sicuramente la collezione dei cinque EP dei Disco Inferno, Rock Bottom di Wyatt, Astral Weeks di Morrison, i Massimo Volume, gli Slowdive, i Black Tape For A Blue Girl e qualcosa d’altro. Pensandoci, è quasi tutta roba parecchio depressiva, scusami il termine. Sarebbe meglio per me essere un pochino più vario, altrimenti finirei per rovinarmi i pochi momenti spensierati. Probabilmente ci vorrebbe anche un po’ di sano noise. Continua a leggere >>

Pagine: 1 2 3