Quando gli uragani erano più umani

Io me lo vedo Gramellini che si alza la mattina, controlla il conto corrente e pensa: «Quali stronzate posso mettere insieme oggi per intortare le nonne e gli avventori dei bar che mi comprano i libri? Mmh, vediamo un po’, potrei partire dall’uscita di Romney e infilarci la solita tirata nostalgica contro Halloween, obbligatoria di questi tempi… Un etto e mezzo di strali creativi, luoghi comuni e frasi a effetto che non significano un cazzo (ma mi fanno apparire una penna brillante agli occhi dei fan di Fazio) contro la globalizzazione e la decadenza dei costumi, poi una bella frecciata en passant a quelli del meteo che mettono i nomi agli anticicloni (è un facile bersaglio e sicuramente incontrerà l’approvazione generale), infine inevitabile spruzzata moralisteggiante sulle tristi condizioni dei precari (“in ammollo” per ricollegarmi agli uragani, capite il genio, la poesia?) spremuti dal sistema per consentire a finanzieri e politicanti vari di mantenere il loro sordido stile di vita (applausi della folla, condivisioni a quintalate, contatore delle vendite di Fai bei sogni su Amazon che si impenna rovinosamente)».

3 pensieri su “Quando gli uragani erano più umani”

  1. La cosa peggiore è che questo per scrivere una sequela di banalità esacerbanti cosparse di buonismo veltroniano a buon mercato viene pagato un boato di soldi. Robba che su un qualsiasi blog per il quale il proprietario non becca ‘n centesimo si trovano ragionamenti ben più stimolanti… Quelli come Gramellini giustificano il taglio dei fondi all’editoria…

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