Bettina DiabolikConfesso che passeggiare su internet mi sta facendo leggere di meno, ma mi costringe anche ad ascoltare più audiolibri. L’esperienza dell’audiolibro è catartica, avvolgente, non potete capire. Oggi tuoni fulmini saette la febbra a 59 a babordo, ma che goduria essere coccolato dal carismatico attore di turno dal timbro morbido, dalla voce fermissima, vellutatissima etciù piena di saggezza. Sul disco durex in questo momento mi sono rimasti solo il De bello civili letto da Elio e le storie tese con le sue esplosive sopracciglia, con le sue pì sempre pronte a rimbombarti prepotentemente nella tromba d’Eustachio e un’improponibile Montagna incantata di Tommaso Uomo, con degli intermezzi di pianoforte a dir poco eterni, letali anche per lui (amo il pianoforte ma).

In alternativa, scopro in una sconosciuta cartella un legalissimo radiofumetto, la storia di Eva Kant prima di Diabolik. Senza indugio la lascio partire, per curiosità. È realizzata bene, le urla sono espressive, sembra quasi di vedere aggirarsi le nuvolette, le onomatopee, le maschere, i sonniferi, le automobili col barbatrucco e tutto il repertorio di stanchi cliché che si susseguono sulle vetuste e astorine pagine cartacee, che oramai credevo le leggesse solo mia zia e invece a quanto pare. L’accigliato, calzamagliuto e improbabile supereroe viene citato fugacemente solo all’inizio, e di quel fallitone dell’ispettore Ginko non v’è traccia, poi diventa una sorta di ameno fotoromanzo criminoso-fumettoso con Eva come protagonista (poco credibili le motivazioni che la sospingono: in pratica sposa il nobile malvagissimo che odia perché le ha accoppato il padre e spinto al suicidio la madre solo per appropriarsi del… cognome? Naaaaaa, cose che non accadono più manco in dynastyquandosiamaultimidylandogharmonyunpostoalsole). Comunque un’esperienza indubitabilmente da fare, quella degli audiolibri intendo.