Poche cose nella vita sono commoventi come la prefazione del figlio di Pirenne che parla dell’impresa del suo babbo, capace di partorire un’intera storia d’Europa nelle anguste condizioni del campo di prigionia, col solo aiuto di un manualetto, le date non ce l’aveva fatta, aveva lasciato le parentesi e ce le ha aggiunte lui, che mente, che memoria prodigiosa. Se la destra italiana fosse meno rozza e primitiva, Pirenne potrebbe essere venduto come la nuova/vecchia Oriana Fallaci che avanza (“Le profezie inascoltate di Henri, clicca qua; da domani in omaggio con l’ottantottesima ristampa del Mein Kampf 2, la vendetta”), visto che dipinge, giustamente, l’Islam come una delle disgrazie toccate in sorte all’umanità civilizzata. Questo il succo dell’opera, i seguaci di Maometto cominciano a espandersi incontrollatamente e per le civiltà che si affacciavano sul Mediterraneo (c’è bisogno di ricordare quale sia la sua importanza e la sua funzione per l’Europa?) è la fine, il progresso rallenta, morte, distruzione e cavallette. Gli aspetti positivi si limitano a qualche blanda mediazione effettuata tra le varie popolazioni, all’aver introdotto un po’ di beni e di conoscenze qua e là. Per il resto, la mediocrità culturale dell’Islam è evidente: traduce, si ispira, assimila l’esistente; amalgama influenze diverse, ma lo fa sfoggiando scarsa inventiva e profondità.

In ogni caso, tutte le volte che qualcuno, Ezio, Carlo Martello, ferma barbari e incivili vari il buon Henri agguanta la sciarpa e va in curva, a esultare. Pirenne è reso umano dalle sue ossessioni, quella per Gregorio di Tours in particolare (certo, si tratta di una delle principali fonti sulla storia merovingia, ma l’erezione è evidente), uno che la decadenza della civiltà imperiale l’ha vissuta e, porello, se n’è spaventato. Gregorio, preso come esempio illuminato in una Chiesa ormai allo sbando, sparla dei suoi colleghi, ignoranti e ubriaconi, ammette il suo stesso analfabetismo (funzionale e non). Il modo di raccontare la storia di Pirenne è vivace e non certo asettico, qua e là si intravedono alcune tirate moraliste, se non inquietanti quantomeno ambigue. L’appena citato Gregorio “mostra una tolleranza assai singolare ed esprime giudizi assai sorprendenti”, relativamente ai costumi del tempo. Gli Adamiti creavano scandolo e Giovanni (!) Ziska non aveva altra strada che massacrarli, d’altronde con gente che fa a meno di vestirsi che vuoi fare, ci vuoi pure parlare? Ma no, dai, molto meglio le mazzate sul cranio.