Hemingway non mi convince pienamente, sì, lo so, chi sei tu, luigiruffolopuntoit, ah, ah, ah, ma l’ha detto anche qualche critico di prestigio (o almeno era considerato tale prima di assumere questa chiacchierata posizione), e non mi sono bene informato ma sono certo che pure Scaruffi, in qualche parte del suo nero cuor, nutre sentimenti simili. I luminari scandinavi appena letta questa cosa non poterono resistere, subito fu assegnato il premio Nobel quasi per acclamazione tanta era la superiorità indiscussa emanata dallo scritto, capace istantaneamente e autonomamente, con la sola forza delle parole che lo compongono proprio in quel preciso ordine lì, e non in un altro, di elevarsi allo status di classico immortale impresso nel più duro dei travertini possibili, ma un momento, il premio Nobel l’hanno vinto anche Obama, Krugman e Dario Fo, quindi non vuol dire.

La retorica dell’uomo, anzi, del povero, come parte degli ingranaggi della natura, quasi indistinguibile da essa, l’uomo, anzi, il vecchio delirante semirincojonito, in lotta contro le forze della natura più grandi di lui che lo soverchiano (se vi affascina tanto questa epica messa così o vivete ancora stabilmente in degli anni Cinquanta immaginari tutti vostri o avete il poster di Alleanza Nazionale macchiato di sugo appeso da qualche parte, non si scappa), del predatore e della preda che, un po’ come Tom e Jerry, cercano scompostamente di ammazzarsi ma in fondo sono amici del cuore, quasi la stessa cosa, entrambi soffrono, il pesce di più però visto che schiatta dopo secoli di agonia durante i quali continua a venir preso a remate sugli occhi per il suo bene, ma è un’agonia santa, da veri uomini e da veri pesci, una sorta di rito salvifico officiato dal mare blu dipinto di blu che bla bla è una roba, diciamolo, un po’ ridicola che farebbe venir voglia di iscriversi per sfregio alle associazioni vegane più fuori di capoccia, o in alternativa ai sempre ineffabili terroristi.

Non che sia un male, intendiamoci, un trattato sulla pesca, o la perizia tecnica, è sempre istruttivo immagazzinare altre nozioni e andare a consultare il dizionario ogni cinque parole sospendendo la sospensione dell’incredulità, del resto esistono decine di migliaia di termini sconosciuti nella nostra lingua, sono certo che prima di schiattare li apprenderemo e adopereremo correttamente tutti. Certo, al centoquindicesimo passaggio tipo “la bitta del giacchio addugliata allo stroppo nell’alabarda del sargasso ululava come una sardina violentata dal soprosso del parrocchetto” sembra un po’ di vedere un Malmsteen grasso, grassissimo (più di Hemingway), unto e appiccicaticcio che emana fiumi di sborra sul pubblico in visibilio tramite la sua enorme chitarra col manico a forma di pene. Ovviamente Il vecchio e il mare nel complesso mi piace molto, come sempre quando qualcuno riesce a creare solidi mondi immaginari con le loro indubitabili regole e fisime apparentemente collocati in ere geologiche sperdute e imprecisate, e ci permette di abitarli e circumnavigarli per un po’.