L’unico motivo per il quale sto scrivendo questa cosa al buio di domenica sera mentre gli antifurti di tutto il viale ululano appassionatamente in coro è l’attuale, apparentemente definitiva, mancanza di corrente elettrica, che mi spinge a cercare primitive forme di divertimento nella poca vita rimasta all’interno del portatile. Portatile peraltro privo di tutto, probabilmente anche di Campo Minato (ho letto recentemente che i giovani non lo capiscono, i vecchi pure, e l’hanno tolto, ma non mi va di verificare), fino a quando anche questo legame con il mondo civilizzato, puff, s’interromperà bruscamente. Mi ero ripromesso di essere più professionale nell’approccio, meno stucchevolmente blogger circense e confidenziale, ma come si fa. Prefazione di Goffredo Fofi. Gof-fre-do Fo-fi. E già qui. Uno che se vai alla voce radical chic (odio l’abuso attuale della suddetta locuzione, e forse perfino l’uso e basta, ma ora non posso approfondire andando a cercare le corbellerie sulla vita e l’universo che costui solitamente emette). Comunque, a parte lui, tutti quanti quelli che parlano di questo libro probabilmente non fanno che ripeterti quanto Jack London ci abbia visto lungo e sia stato sagace, di come le sue fosche profezie, un po’ come quelle di Marx, si siano poi puntualmente materializzate, una per una. Purtroppo, chissà come mai, sospetto che Hitler e Mussolini non siano colpa del (neo!)liberismo, quindi.

Dopo l’inizio nel quale si empatizza indubbiamente per le misere condizioni dei lavoratori e dei loro arti fagocitati dalle affamate macchine al servizio del capitalismo senza scrupoli, chiedendosi perché London non scriva quello che ha in mente in modo più diretto, anziché nascondersi dietro il dito del romanzo di fantascienza, che pare appesantire, più che altro, l’opera diventa una raccolta di frasi, concetti, slogan ed espressioni standard del venditore porta a porta di Lotta Comunista medio, lessico ovviamente ben incluso. Certo, eravamo nel 1907, quindi per carità, tutto è molto tollerabile e comprensibile, parecchi diritti basilari mancavano davvero e l’esperimento comunista ancora non era stato messo alla dura prova dei fatti (ma tanto pure di fronte a quanto sta accadendo in Venezuela c’è gente che continua a dire che è colpa degli americani, dell’embargo e di chissà quale cazzo). Alla fine è tutta una successione illeggibile di passaggi tipo “anche quella volta i nostri valorosi combattenti vennero trucidati biecamente alle spalle dai crumiri dell’oligarchia capitalista che con la loro subdola propaganda fecero credere al popolo, reso ignorante dalla cessazione dell’istruzione pubblica obbligatoria, di stare operando per il suo interesse ma in realtà ronf ronf” (ovviamente con tutta l’inimitabile prosopopea comunisteggiante). Non c’è più molto di sensato da dire, semplicemente è un testo che ha perso la sua utilità e la sua carica dirompente che pure una volta senz’altro possedeva, e potrebbe finire abbastanza tranquillamente nel dimenticatoio (Jack London resta comunque il mio idolo per Zanna Bianca), anche perché a prevedere che nell’imminente futuro ci saranno guerre e sciagure, morte e Adinolfi, diciamoci la verità, difficilmente si sbaglia. La luce è tornata, ciao, vado a vedermi il secondo tempo di Roma-Empoli.