La peggiore piaga che affligge l’umanità, contrariamente a quello che cercano di farvi credere, non è certo l’AIDS, o la peste bubbonica, o Google Buzz o il governo Prodi del ’56 con il suo euro malvagio che ha raddoppiato i cazzi amari e ne pagheremo, Want!1tutti, le conseguenze per chissà quanto ancora oh se lo faremo. Bensì la presenza negli aeroporti di spazzini logorroici concepiti per – yawn – dimostrare al mondo le potenzialità a dir poco illimitate della narrazione.

Il vetusto Salvador è uno scrigno pieno di puttanate con le quali inonda le sue vittime, passeggeri sempre troppo indaffarati, o distratti o ritardatari o cornuti o immaginari per accorgersi di quanto il suo alito sia cattivo e le sue parabole truffaldine e rimodellate in continuazione a piacimento, per venire incontro alle grasse esigenze dello sciò bizness. Come la storia di Eduardo (o forse era Edmundo, o Evaristo), Watchman mancato de noantri, che decide di farsi giustizia da solo sparando, evirando o arrotando un po’ a caso nella folla chi, pubblicizzato per giunta dai TG, avvelena il mondo ogni giorno. E, accortosi dell’impossibilità, si autostereotipizza relegandosi al ruolo di solito tizio un po’ strano che va in India solo per dire che è un altro pianeta, ti smuove qualcosa dentro, per capirlo bisogna andarci oh yeah.

La presunzione con la quale questo vecchiardo pretende di insegnare ai passanti, sfoggiando badilate di cultura, è qualcosa di. Neanche il Ghezzi degli anni d’oro. Gli eschimesi hanno una dozzina di termini per definire il colore bianco, sapevatelo, su rieducational channel. Più conosci le altre culture, più le eviti, è la morale (una delle troppe) insite nel libello. Più le conosci, più apprezzi e capisci (forse) la tua. Ma la conoscenza del vecchio spazzino rincoglionito che non ha mai volato e lo si scopre, spoiler, al momento in cui viene mandato in soffitta senza tanti complimenti, è fatta solo di aneddoti rattoppati, impossibili, vomitati di generazione in generazione.