Tre fanciulle acqua, sapone e nutella incontratesi su un treno un dì, di martedì. Tre tastiere d’annata, armonie corali e una drum machine per un sound atmosferico distante mille miglia tanto da eiaculazioni similclassiche quanto dal baccano rocchenrolle che ormai ci affligge. Degli Stereolab inevitabilmente dekrautizzati resi ancora più ripetitivi, inoffensivi e cinematografici dalle avversità della vita (il monicker Au Revoir Simone deriva da una frase presente in Pee-wee’s Big Adventure di Tim Burton, e poi Grey’s Anatomy e cazzi). Un dreampop particolarmente introspettivo, malinconico e che non scorda mai, mai di pulire il water, disegnato su misura per la riduzione del dolore nei padiglioni auricolari e nell’universo.