Cyann, Ben, Charlie e Loic sono i semisconosciuti autori di questa ipnotica e, diciamocelo, non esageratamente ottimistica proposta sonora, perennemente in bilico tra il post rock, la psichedelia, il pop canterburiano e le suggestioni folk offerte dal Masini degli anni d’oro.

La musica da loro emessa è fredda, grigia, introversa, magica e piovosa (un po’ come la cittadina ai confini col Belgio, probabilmente abbandonata da dio e dagli uomini, nella quale si narra siano, in qualche modo, cresciuti). Ma all’occorrenza sa essere anche dolce e febbrile, confidenziale e luminosa, e spaventosa.

«A differenza dello sviluppo dei brani tipico del genere post rock, in cui dall’iniziale, timida apertura si arriva a un crescendo fortemente rumoroso, Cyann and Ben si fermano sempre prima del climax, il crescendo si arresta e torna ai toni dimessi, quasi che l’attesa sia più dolce del suo verificarsi.» Riccardo Bertan

Quando sono venuti in Italia non se li è cacati nessuno, benché il biglietto costasse in alcuni posti l’irragionevole cifra di cinque euri; e, a sentire chi c’è stato, pare che loro fossero incredibilmente tristi dopo il concerto (ma in realtà, secondo me, lo erano anche prima del concerto; insomma, per scrivere certe canzoni allegre quanto una fucilata sulle gengive…).

OK, sono francesi, d’altronde nessuno è perfetto. Però potreste anche darGLI una possibilità, invece di comperare l’ultimo di Tizianone Ferro, consentendogli così di erigersi l’ennesimo mausoleo in Sardegna, soltanto perché è bello, sculettante e snello, e parla il linguaggio delle quindicenni tutte SMS, TVTTTB e 3MSC. E perché lo fanno roteare fin troppo su MTV, con quel sorriso Durbans imprudente, sfacciato, direi quasi incurante dell’evento che ben presto, quasi inevitabilmente, rovinosamente lo travolgerà/asfalterà.

Sul loro myspace (clicca, orsù!) è possibile ascoltare tre pezzi, tra i quali la vertiginosa Sweet Beliefs.