(E in Cangurolandia). Il gruppo che amo. In questo momento. Decisamente, i Cut Copy. Dan Whitford, professione aiutoimbianchino, graficosodomizzato, apprendistasalumiere diggièi. Dopo un periodo relativamente lungo di addestramento. Reclutò i suoi due adepti, australiani ambedue. (Mai capito il senso di questa nazione, tanto grande, tanto sola soletta sulle carte geografiche, io lascerei democraticamente decidere agli aborigeni o ai marsupiali le sue sorti ma vabbè). All’inizio degli anni 2000 (“anni 2000” fa schifissimo, bada ben). Alfieri semplicemente alfieri della musicadèns meno morigerata. Ma sarebbe immorale relegarli a un ballo cafonal, pecoreccio, quasi billionaire. Nel calderone impazzito scagliano con veemenza la psichedelia, gli anni 80, i 60, l’indie, la retroniùwavefreequalcosa e perfino il rocchenrolle. I The Presets sono loro amici, lo dichiarano senza pudori in una sconvolgente 8O intervista. Il primo video è realizzato da un amatore, ma stranamente non fa scorreggiare troppo il cazzo. Due dischi orecchiabilissimi senza mai cadere nella sottobicchierabilità più indefessa. Due freesbee destinati a battere la sete e a penetrare nelle sale da ballo e nei reparti geriatrici di tutto il mondo, defenestrando Raoul Casadei. I New order se fossero ancora semivivi andrebbero fieri di loro.