Ho sempre reputato inumano che le rockstar siano obbligate per contratto a morire tra aspri duoli o ad abbandonare trentenni (manco fossero campioni di atletica leggera con la data di scadenza ben impressa sul lato b) Kerbdog
iambrazil – Kerbdog
il mondo tutto frizzi e cazzi degli Mtv awards per chiedere asilo politico da latitanti a qualche oscuro circolo bocciofilo. A travestirsi con barbe finte da montanaro, tipo l’ultimo Sting, e dire addio alle virili chitarre e agli effetti del mestiere per dedicarsi esclusivamente alla loro nuova, fiammante passione: suonare il catetere in qualche band di jurassic folk post-tirolese. Il tutto al fine di preservare intatto e senza macchie nella memoria delle genti il ricordo mitico di quando erano giovini e snelli, e capaci di imprese sessuali che manco Sexy Cora o il Rocco nazionale di una volta.

È per questo che ho accolto con grande giuoia la reunion dei Soundgarden, avvenuta non certo per odiosi motivi legati ai giacimenti personali di euri che starebbero inesorabilmente per esaurirglisi, come taluni hanno malignato. Bensì unicamente per l’imprevedibile riformarsi di quella magica alchimia creativa di gioventù, secondo lo stesso percorso spirituale insomma che ha casualmente portato Police, Black Sabbath, Kiss, Alice in Chains, Litfiba, Take That, Cugini di Campagna e un fottio di membri d’altri gruppi a rivolersi tanto tanto bene e a incrociare nuovamente i loro arnesi in studio e on the road, come se nulla, mode, governi, undicisettembri, fosse cambiato.

È per questo che non ho mai perso la speranza che un giorno anche i Kerbdog — imitatissima (dai Silverchair), acclamatissima (da Kerrang e altre riviste) e semisconosciutissima grunge/alternative band irlandese dai riffoni metalmeccanici alla quale sono particolarmente affezionato (il primo album lo conosco pressappoco come il tragitto poltrona del PC-tavoletta del WC) — possano ritornare a, un giorno (ok, si sono già riformati per strimpellare i grandi successi in qualche localino e a marzo uscirà una qualche stronzata commemorativa, ma io vojo il :vojo: terzo disco…).