Nonostante i miei attuali e umorali gusti propendano recisamente per il funky jazz, il folk ellenico e la musica worldiscoindiemomazurkasouloungefreelectropopwavepunkinglese, “quand’ero più giuovine” ho avuto i bei miei precedenti penali da metallaro, che non rinnegherei nemmeno se minacciassero di spararmi nelle trombe Frate Metallodi Eustachio a palla tutta la discografia di Bbburzum per l’eternità.

Sguardo truce, chioma fluente (che avevo già da prima ma babbè), maglietta da metallaro (una, avuta in regalo). E poi, scarsa propensione all’igiene personale e pipistrelli decapitati a colazione (no, scherzo), fanzine, demoteip e riviste acquistate a carrettate per la giuoia dell’edicolante.

Sì, quelle con le interviste tutte uguali, anno dopo anno, a quel trippone di Malmsteen e ai Manoval (ma il top erano le dozzine di lettere piagnone dei metallarini di provincia che frignavano perché all’uscita dalla chiesa le vecchiette col rosario li guardavano male e i genitori non gli lasciavano fare il piercing all’ano in santa pace, a tredici anni).

E naturalmente posto semifisso ai vari, interessantissimi concerti brutal death presenziati da Cristiano Borchi in pirzona (il boss di Metal Shock), quelli con le fanciulle in tenuta gothic d’ordinanza (reggiseno, frustino e giarrettiere, e poco più) anche a Natale.

Tra le band meno innovative e profumate che frequentavano il mio compatto stereo in quel periodo metterei senz’altro gli inglesi Saxon. Costoro sbancarono il botteghino a inizio eighties con la memorabile triade (sfornata nel giro di poco più di un anno… altri tempi) Wheels of Steel, Strong Arm of the Law e Denim and Leather (album che venero per la sua ignoranza e l’immediatezza dei suoi riff, nonostante la famosa title track urlata a squarciagola da tutti ai concerti, chissà perché, costituisca per me un perfetto anti-Imodium).

Seguono due delle peggio hit, peccato che Biff Coso, oltre che inguardabile, sia un po’ giù di voce in questo dividì.