Sette dischi, quarantotto anni, cinquantanove tentativi di suicidio. Fisico bestiale, espressione perennemente accigliata, voce e posture sensuali tipo macellaio da competizione beccato ai test antidoping. Un glorioso passato da operatore ecologico che gli ha fruttato un legame indissolubile con il verde fosforescente.

Quei testi un po’ così, sempre in bilico tra il qualunquismo, lo stronzismo e lo scazzo cosmico più pessimisteggiante. Una morte oscurata da quella contemporanea dell’altro raffinato umorista con però quasi mezzo secolo in più di apparizioni televisive sul groppone.

Non sono un fan della prima ora dei Type O Negative di Peter Steele. Arraffai Bloody Kisses all’epoca, spinto dal coro di recensioni giulive, senza poi capire veramente che ci trovasse l’umanità di tanto speciale nelle sue melodie deja-vù. In quel goticume apparentemente strafritto e iperfuzzeggiante, misto a sfuriate metal in cui un armadio dai capelli lunghi sborrava il suo tardoadolescenziale e democratico odio per bianchi, negri, comunisti, anticomunisti, cani, gatti, cose animate e inanimate, donne e uomini, senza dimenticare naturalmente i bambini.

Né conoscevo l’esordio, il folle e iconoclasta Slow, Deep and Hard acclamato dalla critica quale miglior disco heavy della storia (nove da Scaruffi), con le sue sfuriate sperimentali. L’ammore scattò solo un po’ di estati dopo con October Rust, il terzo (sostanzialmente, il live con il tentato ano di Steel in copertina non conta) albo, canonicamente sospeso tra Beatles e Black Sabbath.

Il disco preferito da Pitah, sebbene le vendite platinate di Bloody Kisses fossero ormai distanti e irraggiungibili (probabilmente la copertina lesbo influì un bel po’). Mi innamorai perdutamente per qualche settimana di quell’atmosfera autunnale e un po’ onirica scolpita nei suoi solchi, della passione artigianale che trasudava dalla produzione, affascinato dallo sbattimento certosino del sempre raffinato Josh Silver (vero elemento portante e speciale della band) alle tastiere, ma soprattutto della robsmitheggiante Love You to Death.