L’alba risorge per i fessi, figuriamoci per i The Big F, pontificava Fuzz Fuzz Pascoletti, chissà se è ancora vivo e come si procaccia da vivere, dalle pagine di qualche rivista metal – tipo Psycho!, ma mi sa che era troppo presto – presentando Is, il secondo e purtroppo ultimo album della band, alludendo al loro ritorno sulle scene dopo un po’ di anni e al loro chiacchierato e scomodo passato (i Berlin, la stramba voglia di rifarsi una verginità mantenendo l’anonimato e rifuggendo da quelle folle adoranti e da quelle groupie che invece dovrebbero costituire il sano e naturale contorno nonché l’obiettivo principale di ogni rocker rispettoso delle tradizioni). L’hard blueseggiante – qua e là etichettato come (pre)grunge, ma mi sembra davvero riduttivo, nonostante qualche atmosfera in comune con i campioni del genere – di questo gruppo sicuramente avrebbe meritato molto, ma molto. Ma molto. I The Big F avevano stile, personalità, fantasia compositiva, calore umano da vendere, come appare assai chiaramente dalla straripante Patience Peregrine (pezzo pazzesco e pieno di tensione nel quale sembra che tutto possa accadere da un momento all’altro, Aggiesùgrisdo protagonista anche nel videoclip), dal brano successivo Way Low To Be Low, che deraglia senza preavviso tramutandosi in una sorta di viscerale jam session. Ancora blues sciroccato in The Wicked Thing, mentre Mother Mary è la ballad dai toni gospel (ovviamente ballad sui generis, nulla a che vedere con certe coattate telefonate di Mtv). Idiot Kid Heads Out meno interessante per i miei gusti, un po’ troppo statica e autolimitante, intenzioni punk, sconforto grunge nel cantato, un lampo di luce strumentale verso i tre minuti e qualcosa. Echi grunge anche in Gone Ancient, ancora pop, ancora LSD, mentre sullo sfondo vengono vaneggiate cose come “I’ll find you flapping in the vegetation”. Fe Fi Fo è un’escursione liquida indefinibile di quasi sette minuti superbamente condotta alla meta dalla precisione chitarristica di Mark Christian. Lube è il brano più sperimentale del lotto, le luci si spengono per sempre sui The Big F, crossover e jazz anni Quaranta.