I Trumans Water sono tra i pochi gruppi ad aver creato solo casino disorganizzato in grado di godere delle mie morigerate simpatie, sarà perché ero giovane e ci andavo a correre al Parco degli Acquedotti, quindi sembrava bello tutto, ricordo che il nastro usato era scandalosamente scadente, mi sa che veniva da una tipa con la quale facevo gli scambi per posta (un giorno dovrò scrivere un post su queste losche attività, tanto penso che ormai siano state depenalizzate, e in ogni caso sia ben chiaro che tutto quello che scrivo qui è finzione), una tizia così taccagna da riciclare talvolta addirittura supporti già utilizzati, senza ritegno, ma chissà come mai l’orecchio non era in grado di percepire la differenza con le musicassette al cromo delle marche più blasonate. Scaruffi addirittura attribuisce a questo album un importante 7,5, voto altissimo per i suoi biechi canoni, sostenendo ripetutamente che sono spastici (mah, l’avesse fatto, chessò, Trump, a quest’ora… invece a Scaruffi gli si perdona tutto)(ah, vabbè, lo dice perché c’è Spasm nel titolo, che scemo che sono, quindi ok). Il primo brano s’intitola Aroma of Gina Arnold e dura oltre otto minuti di atroci sofferenze con lui che urla come se stessero penetrando il suo tenero ano con delle tenaglie arroventate, le parti strumentali per fortuna sono preponderanti così tocca sorbirselo di meno, le chitarre si contorcono e si dilatano intorno a un riff che viene insistentemente miagolato. Speeds Exceeding sembra più normalmente punk, con solo un po’ di noise di contorno ma niente di che, e mentre sta per deflagrare viene giustamente e bruscamente interrotta. Good Blood After Bad, brano breve con loro che si divertono a fare i balordi da strapazzo. Rations, il batterista (batterista è una parola grossa) pesta e lui raglia dal manicomio per un paio di minuti. Death to Dead Things, titolo impegnativo, si va avanti come viene, col pilota automatico, gran finale con dissonanze assortite. Sun Go Out inizialmente pare un pezzo quadrato con una sua dignità, un suo riff bello scolpito e tutto, uscito magari da un album degli Shellac, poi l’inevitabile caciara infantile. Oh, ‘sta sbobba sono settantasette minuti e rotti, non ci si crede, sempre per la storia che i CD andavano riempiti tutti fino all’orlo, fosse pure economicamente a suon di peti e sciacquoni tirati, così l’acquirente rimaneva bello contento. Bludgeon Elites & Stagger ci ho fatto poca attenzione perché è passato un parente. Limbs c’è lui che pigola istericamente, poi la chitarra viene maltrattata con cura. Vabbè, ce ne sono altre, uno in giro dice che l’opera in realtà, più che in venti canzoni, è suddivisibile in tre grandi parti, molto concettuali (ma ci vuole tanta immaginazione). Settantasette minuti settantasette. Come cazzo ve va.