Artura, Agilulfa, Ermenegilda, Crocifissa e Maria Stronza (non ho voglia di cercare i nomi veri) furono le vincitrici di Pop Star nel 2001, una delle trasmissioni più loffie, diseducative e dimenticabili di tutti i templi. Ciò conferì alle suddette poveracce l’insano diritto di avere fior fior di produttoroni, visagisti, titillatori di capezzoli e ghost writer palestratissimi ai loro piedi. Allo scopo di adagiare sugli scaffali l’ennesimo compact disco del quale le tredicenni di tutto il globo sentivano fortemente il bisogno (un po’ come l’ape anela all’apposito fiore, il maniaco impermeabilizzato all’apposita ninfomane e il moscone al ricordone di cane abbandonato lungo Via del Corso senza un perché).

I canali musicali furono naturalmente inondati di videoclip con i primi piani dei loro più caldi organi sballonzolanti e dei loro bei visini chiaramente ammiccanti all’esistenza di fantastici party segreti all’insegna del più sano e selvaggio fist fucking mediterraneo. Facevano insomma il verso alle Spais, a Brinnei e ai Boychecc, all’epoca imperanti. Down down down in particolare si rivelò un tormentone di strabordante successo che pareva aver lanciato le cinque oche giulive verso le vette dello stardom internazionale. E invece era solo un calesse. Le continue risse all’interno di uno spogliatoio più spaccato di quello dell’Inter di qualche anno fa e la prestazione sanremese canoramente più umiliante di sempre contribuirono alla nuclearizzazione del simpatico complessino. Le Lolliflop furono fatte sparire abbastanza velocemente nell’inquietante silenzio di tomba generale, insieme a Daniele Bossari, l’inutile presentatore fighetto.

Si narra che ora Maria Carciofa lavori duramente come tappetino del mouse al catasto (gli effetti positivi della rivoluzione informatica che fa il suo ingresso trionfale negli uffici pubblici e poi parlano male di Brunetta). Ermecosa spaccia granite al succo di sperma di scimpanzé nelle scuole, mentre l’Adolfa si è fatta trapiantare un pene di cavallo per poi convolare a giuste nozze con Cristiano Malgioglio. A Stoccafissa, per via della pietosa e irreversibile condizione di deserto del Gobi cerebrale, sarebbero stati prontamente espiantati gli organi subito dopo lo scioglimento della band, per poi lanciarli ai poveri e a esponenti del clero di passaggio (tranne le corde vocali, naturalmente, inutilizzabili). Della rimanente mente non si hanno invece notizie certe, ma pare che un team di ufologi di chiara fama e di studiosi di Emanuela Orlandi sia riuscito a mettersi in contatto con lei durante una seduta spiritica.

A questo punto ti aspetterai che dica che la loro musica faceva venire la diarrea al cazzo e l’alito pensante, e sia stata la vera causa del tracollo delle Torri Gemelle e del surriscaldamento del globo. E invece no, a me il pop frivolo, orecchiabile e disimpegnato piace. E trovo che alcuni “loro” pezzi, per quanto non eccezionali, siano prodotti con una certa sagacia ed estivamente alquanto godibili, naturalmente sotto l’ombrellone giusto e con una bella bibitona ghiacciata per le mani.