I partiggggiani se fossero ancora vivi si schiererebbero così su questo scottante tema, è ovvio”.
“No, mio nonno, che era un partiggggggiano vero, al contrario del tuo, la pensava in quest’altro modo, lo so perché l’ho evocato l’altro giorno con una seduta spiritica”.
“Ma che dici? Ora ti porto il mio bisnonno che ha centosei anni, e sentiamo! Bisnonno Ugo, parla, cosa ne pensi del referendum sulle trivelle?”
“Ngggggh… Mmmmh… Ronf…”
“Ecco! Avete sentito? È come dicevo io!”.

“Ma perché i paesi dove si svolgono le infiorate hanno tutti nomi simili? Genzano, Gerano, Genazzano…”.
“Lo fanno per ingannare i turisti, tipo le liste civetta”.

Dunbar sosteneva che ogni essere umano è in grado di mantenere relazioni stabili con al massimo centocinquanta suoi simili, ma la signora Fletcher non lo sa, e continua a incontrare ovunque, pure a Parigi e a Honk Kong, amici carissimi e gente con la quale pare essere culo e camicia da una vita.

Il cibo è la killer application della vita reale. Nella vita reale puoi mangiare, nel (sul? col? boh) web no. Al massimo puoi cercare la ricetta del pollo allo zafferano su scalcinati siti dalla dubbia affidabilità, o spammare le foto delle tue discutibili apericene su Instagram. Fin quando le nuove tecnologie non riusciranno a porre rimedio a questo decisivo gap, la vita reale continuerà a mietere successi, indisturbata, e gran parte della popolazione si ostinerà a trascorrere una consistente fetta del suo tempo al di fuori di internet.

“Ho un pomodoro che non mangio, ma è un vero peccato… Sono giorni che lo fisso e ci sto male. Sto male anche per lui, poverino, che non può essere mangiato come meriterebbe. Guardi, è davvero bellino, ora scatto una foto. Vede?”
“Bello davvero. Io in cambio le posso dare tre zucchine ancora semicommestibili. Sono allergico alle zucchine”.
“E perché le compra, scusi la domanda indiscreta?”
“Boh, ogni volta che le vedo dal fruttivendolo sento un impulso dentro di me che neanch’io so come… Dove abita?”
“Spinaceto, e lei?”
“Guidonia”.
“Bene, ci vediamo a metà strada?”

(Sì, ok, loro parlano di “vicini”, ma, chissà come mai, la vedo improbabile).