In astratto, dico. (Ma un po’ anche in concreto). Chi pensa il contrario probabilmente ha una concezione sacrale della vita umana: ci amiamo, ci odiamo, ci siamo indifferenti in base alle nostre convinzioni, alle azioni che compiamo nel corso della nostra esistenza e a quello che facciamo e diciamo, a come ci poniamo; soprattutto duriamo poco e tendiamo a sopravvalutare la nostra importanza e quella altrui. Si vive, si muore, bon, che importanza volete che abbiano le reazioni altrui di fronte a questo molesto tran tran che non possiamo fermare? Il rispetto davanti alla morte è un concetto che ci è stato profondamente inculcato dalla morale cattolica e ritenuto diffusamente “di buona educazione”, ma le dinamiche della vita possono portare a disprezzare anche totalmente altri individui, o a ritenere perfino socialmente utile la loro scomparsa, e in questo caso fingersi dispiaciuti o neutrali davanti alla notizia della loro morte magari è un po’ ipocrita, o comunque non doveroso.

Certo, è da disagiati andare a un funerale per manifestare gioia ai parenti del defunto, ma farlo per i fatti propri, se si ritiene di avere buoni motivi alla fine non è così esecrabile. Chi mai potrebbe ritenere strano o sbagliato che qualcuno nel ’45 abbia gioito alla notizia della morte di Hitler? Buonanno, o il prossimo che stianterà, magari Prodi, suscitando simili reazioni da parte opposta, ovviamente non è paragonabile a Hitler, neanche lontanamente, non scherziamo. Però non si può neanche dire che chi si rallegrava fosse un pazzo e non avesse (dal suo punto di vista) ragioni per farlo: una per tutte, Buonanno, nel recitare il suo personaggio perennemente sopra le righe, credo abbia esultato per qualcuna di quelle stragi del mare, o se non lo ha fatto si intuiva, o insomma (non mi va di guglare, comunque avete capito, dai). Ovvio che trollate del genere (nella vita privata pare fosse un’amabile creatura), in uno scenario nel quale la politica è vissuta come un’aspra lotta senza quartiere, possa non essere perdonata da quelli che tendono a prendere piuttosto sul serio le cose.

Io non ho gioito, ma nemmeno mi sono sentito triste, visto che è un individuo che non conoscevo personalmente (potendo scegliere avrei probabilmente preferito che non morisse visto che ai personaggi pubblici ci si affeziona comunque, vagamente, un po’… Silvio, non ci lasciare!1). E a dirla tutta l’esultanza generalizzata mi è sembrata abbastanza stucchevole. Il problema a mio avviso sta nel mezzo di comunicazione che amplifica e dilata. Al duecentocinquantaquattresimo contatto/cinicotivù che trionfalmente si dichiara giulivo per la morte di un personaggio pubblico, che quindi un po’ c’era e un po’ ci faceva, magari soffermandosi sulle dinamiche dell’incidente (manco è morto e già abbiamo tutto chiaro, responsabilità, ecc. da casa nostra?), beh, come dire. Diciamo che contribuisce a rendere un po’ più becero l’ambiente, cosa della quale secondo me in questo momento non si avverte particolare bisogno.

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Stai passando in auto, vedi un uomo che sta cercando di dare fuoco a una ragazza. Che cosa fai?”. “Lo investo con discrezione e fuggo”.

A me non infastidisce tanto per il giocatore, quanto per le prossime dodici edizioni di Roma-Juve decise da una sua punizione all’incrocio all’87esimo.

Bernardeschi ha un tatuaggio di Gesù e uno della Maronna. Che smacco per Padre Pio.