Di Calenda mi piace il modo affabile, conciliante e bonario, a tratti ecumenico, col quale comincia l’80% dei tweet, in genere risposte a veementi attacchi da parte di qualcuno, magari di estrema destra, o di estrema sinistra, o di estremo centro, estremo boh, chiamando per nome l’interlocutore, come se conoscesse e frequentasse tutti assiduamente dalla nascita. “Furio, ma come, mi meraviglio di te, ieri a pranzo mentre gustavamo la parmigiana di melanzane preparata dal tuo chef Arnaldo (a proposito, veramente buonissima, rinnovagli i miei più sentiti complimenti) non mi hai mosso queste ingiuste osservazioni”, “Pier Ferdinando, perché questi inattesi attacchi? Ma ti sei svegliato male stamattina?”, “Maria Luisa, lo sai che ti ho sempre stimata, ma su un argomento scottante e divisivo quale lo scorporo la vediamo in maniera profondamente differente”, ecc. Me lo immagino nella seconda guerra mondiale: “Adolfo, lo sai, io ho imparato ad apprezzarti umanamente in quanto abile pittore e squisito cinofilo… Ma questa cosa ora di invadere la Polonia non ti pare un po’ eccessiva?”.