Ecco perché Facebook è un luogo triste:

Facebook Luttazzi

Accanto ai normali esseri umani dovrebbero esisterne degli altri invisibili a occhio nudo, perfetti, tanto incorruttibili da risultare noiosissimi; incaricati unicamente di sprangare loro la colonna cervicale ogni volta che li beccano intenti a fare branco o comunella in modo primigenio, perfino per le questioni più insulse e trascurabili.

Bambini, accettate pure caramelle dagli sconosciuti, se proprio. Basta che le rifiutiate da Adinolfi e Capezzone.

Una civiltà può timidamente cominciare a dichiararsi evoluta nel momento in cui qualcuno decide di vietare le pubblicità di armi da fuoco, droghe pesanti e istituti di credito.

Qualcuno sa spiegarmi esattamente perché il parere di Barbaresqui su qualsivoglia aspetto dell’esistenza viene ritenuto più autorevole e significativo di quello di una particella di gas smarrita nel lume intestinale ostruito da fitti grovigli vermosi di un lemure del Madagascar?

Nessuno mi leverà mai dalla testa che i (dis)funzionamenti di Twitter siano strettamente connessi all’andamento delle maree, ai moti di rivoluzione di Plutone e ai cicli mestruali di Piero Ricca.

Sono indeciso se leggere l’ultimo post di Wolfstep su Galatea o la Storia della città di Roma nel Medioevo di Gregorovius in dieci agili volumi.

[AnnoZero momentZ] Lombardo ha sempre i modi serafici e quel sorrisetto gioioso sotto i baffi di uno che non vede l’ora di finire l’intervista per tornarsene in salotto a sciogliere in una tinozza d’acido bambini orfani raccattati a caso. Urge un corso di dizione e di siNpatia per la Innocenzi.

Ogni volta che chiedo di andare al bagno a casa di qualche sconosciuto mi vergogno come un commesso costretto a esporre libri di Giampaolo Pansa.