Il nulla è assenza di vita, dolore e pensiero, è non-essere dell’essere di qualcuno, e alterità del ciò che è. Il nulla è una variabile non assegnata, un riferimento che non si Nullariferisce a nessun oggetto esistente, un puntatore impazzito che non punta. Il nulla è un insieme vuoto pieno di nulla e nel quale, per sicurezza e per non lasciare niente di intentato, è stato stivato portentosamente dentro altro nulla; è qualcosa di così orribilmente diverso da ciò che conosciamo e di talmente inesistente che, a causa della sua ontologica nullità, non siamo in grado nemmeno di urlarlo o concepirlo fino in fondo. Il nulla è una stanza buia, vuota e con dentro soltanto Massimo Cacciari, privo di barba e folta chioma.

“Troppe prostitute? Tagliamo il bosco“. È come se il proprietario di un ristorante pensasse di risolvere il problema dei piatti da lavare inondando di napalm il panettiere a fianco, la Fata Turchina o degli ignari nullatenenti reduci dalla Seconda guerra d’indipendenza plutoniana persa a tavolino contro le tette a razzo di Afrodite A.

La parola “moderato” dovrebbe essere, di serie, equipaggiata di stivali in titanio rinforzato per sferrare sonori calcioni nel culo a tutti quei nullafacenti che la stuprano selvaggiamente ogni dì.

Dopo che Scaruffi sarà morto il suo sito continuerà a vomitare disprezzo e aggiornamenti, come se nulla fosse.

Perché ora i premi dei concorsi scemi li danno in sterline d’oro, e non in gettoni d’oro come una volta, o in portaminchie d’argento? (In alternativa, potrebbero elargire l’equivalente delle vincite in monete di cioccolato, in vasetti stracolmi di Bifidus o in CD della Carrà. Oppure nulla).

Manifesti del PdL: “Finalmente dopo vent’anni Bossi ha chiesto scusa a Roma. Grazie, Alemanno”. È come se la carta da culo mi ringraziasse se per una volta la usassi per soffiarmi il naso, e null’altro.

Mi sono sempre chiesto che fine facciano i milioni e milioni di ragazzini che fanno judo alle scuole medie, e poi spariscono nel nulla.