Ore 11. Atterrato sul pianeta Terra e ammalatomi di aviaria, mucca pazza, influenza A, internettite acuta e peste bubbonica, decido di guarire dal penultimo male, mettendomi a coltivare i vecchi, sani media tradizionali. Dopo aver piantato alcune radio e alcuni televisori in un promettente orto botanico scelto con Google Maps e averli innaffiati per un po’, faccio quindi il mio ingresso in uno strano edificio a Kindler Sorpresaforma di ipermercato. Prelevo un fiammante Kindler per leggere l’ultimo libro di un certo Bruno Vespa, del quale l’autore stesso dice un gran bene.

Ore 11 e 52 nanosecondi spaccati. Dopo averlo sgranocchiato un po’, trovandolo non funzionante decido di rispedirlo al mittente e di prendere un secondo Kindler, e poi un terzo, e un quarto e un quinto, tutti ugualmente difettosi.

Ore 11 e 9569869839030030367561234,56789 nanosecondi. Mentre sono intento a imballare i Kindler con sorpresa esplosiva per imbucarli nella cassetta delle Poste più lontana, un nugolo di strani personaggi vestiti di blu mi circonda con intenzioni ostili, se non mangerecce. Mi disfo dei Kindler in eccesso (sospetto che siano essi a destare i loro malsani appetiti) ingoiandoli rapidamente e assumo le sembianze di Babbo Natale per confondermi con i numerosi pupazzi impalati davanti ai negozi e impiccati ai balconi.

Ore 11 e qualcosa, il travestimento non ha l’effetto previsto e gli omaccioni, dopo avermi aperto la testa e manganellato vertebre a caso per un po’ mi rinchiudono in uno zoo buio e sovraffollato, accusandomi di resistenza a pubblico ufficiale, spaccio di stupefacenti e abusi sessuali e alimentari nei confronti dei Kindler.

Ore 12 meno meno anch’io stavolta gli altri prigionieri e secondini che mi erano saltati addosso per impadronirsi dei cioccolatosi ebook reader che stavo appunto defecando. Glieli lascio e, nel tentativo di richiudere la testa ancora aperta, assumo per errore le sembianze di Topo Gigio, sollevando un caso nazionale pazzesco per via della detenzione e del maltrattamento di un pupazzo animato.

Ore 12 + 1, i deputati radicali iniziano lo sciopero della fame per sensibilizzare verso il mio caso il Capo dello Stato che a sua volta lancia un appello perché cessino finalmente le tensioni tra manganellatori e manganellati, mentre Repubblica lancia una raccolta di firme per chiedere ad Amnesty International di occuparsi delle condizioni di Giorgio Napolitano e ai radicali di non interrompere il digiuno.

Ore 289 / 13 – radice quadrata di 100, la mia improvvisa notorietà, unita a una portentosa legge per ridurre a pochi, magici istanti la durata dei processi, mi permette di uscire e di essere invitato a numerose trasmissioni. Accetto di partecipare a tutte, purché mi venga garantito un Kindler prevespizzato e funzionante.

(Subito dopo Repubblica lancia una raccolta di firme per chiedere che, per par condicio, nel suddetto ebook reader venga inserito, oltre al best seller di Vespa, anche “L’uomo che non credeva in Dio” di Eugenio Scalfari).

Ore 21 e 48 minuti sprecati, dopo essere stato truccato, catechizzato e microfonato a dovere, vengo introdotto in uno strano luogo popolato da individui incredibilmente anziani intenti a sovrapporre in continuazione le loro voci, urlandosi contro un fottio di frasi incomprensibili e statistiche inventate e contraddittorie. Dopo un’attesa interminabile mi vengono gridate alcune domande, alle quali provo a rispondere ma viene inviata la pubblicità, e al suo termine gli esseri riprendono a picchiarsi furiosamente. Un tale in collegamento speciale da Los Angeles spiega che la mia popolarità in Molise negli ultimi minuti è in calo del 125%.

Ore 23 e coccodè di qualche settimana dopo, chiedo il Kindler, ma mi viene negato causa crisi, mi dicono, e anche perché ormai sto crollando a picco in tutti i sondaggi, dato che gli italiani sono tutti a letto con l’influenza A, mentre i politici preferiscono andarci con escort e trans. Sto per rassegnarmi quando, inaspettatamente, Repubblica decide di riaprire il mio caso lanciando una nuova raccolta di firme per chiedere a un transessuale chiamato Brenda di rispondere a dieci domande relative ai suoi rapporti con Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Vittorio Mangano e alla sospetta presenza di un ingente numero di file nel suo PC (tra i quali ne spiccherebbe appunto uno denominato “topo_gigio.jpg”).