Secondo me nei nuovi gusti delle patatine (tipo al tamarindo con anice, dentifricio, fagioli piccanti messicani e sborra di triceratopo) dovrebbero inserire una patatina in omaggio liberamente ingeribile, per dare preventivamente all’acquirente la possibilità di capire se sanno di sciacquatura di piatti o no. Perché le associazioni dei consumatori non fanno una battaglia per questa cosa?

I film d’azione ormai tendono un po’ tutti a essere straesagerati. Se un tempo per una scena bastava architettare un bell’inseguimento spericolato tra automobili in centro, con grande soddisfazione del pubblico, oggi come minimo il protagonista, mentre insegue o è inseguito, naturalmente bendato, deve fare del sesso acrobatico di gruppo risolvendo esercizi di statistica descrittiva bivariata e declamando la formula della Coca-Cola al contrario, sterminando nel contempo tutti i nani da giardino del quartiere, uno per uno, tipo Super Mario che raccoglie le stelline, e preparando una coda alla vaccinara degna di vincere le prossime dodici edizioni di MasterChef. Altrimenti lo spettatore pensa “Mbeh, tutto qua? Ao’, questo lo so fa’ pur’io, aridateme i sordi…”.

Big Food che è? La versione alimentare di Big Pharma per rintronati?

Veggo genti che flammano appassionatamente per centinaia di commenti su Amazon che ha cannato un prezzo per qualche ora e l’ha corretto, a suon di argomentazioni tipo “se il mio fruttivendolo per errore mette le zucchine a cinque cent poi è tenuto a darmele a quel prezzo!1!”. Qualcuno vada nel passato e sopprima lo spermatozoo che si è tramutato in Tim Berners-Lee, prima che sia troppo tardi.

11:35
“Pronto? Centro raccolta rifiuti ingombranti? Ho un tavolo, una cassettiera e un televisore grande rotto da smaltire, quand’è il prossimo ritiro a domicilio?”
“Vediamo… Il 38 brumaio 2328”.
“Ah. Altrimenti, il punto di raccolta in zona?”
“Sta in via Tontonio Strozzacazzi, ma chiude a mezzogiorno, forse fa ancora in tempo”.
“E la prossima volta che giorno è?”
“Un attimo che guardo… Vediamo, il… Mai”.
“Ah”.
11:36
Tavolo selvaggiamente sgomberato, cassetti della cassettiera liberati, ricerca di penna funzionante avviata, penna funzionante incredibilmente trovata, autocertificazione compilata, stampante che non funziona come il 50% delle volte (“quando la sera torni a casa picchia un po’ la tua stampante, lei non sa perché ma tu sì”, cit.), driver della stampante disinstallato e reinstallato, copia del contratto d’affitto stampata, caffènerobollente gettato rinfusamente nelle arterie, macchina avvicinata al portone, cinquecento quintali di mobili avvicinati, sedile di dietro abbassato, cassettiera e tivùcolor caricati, tavolo disubbidiente fatto entrare a calci, trivelle e pugni rotanti.
11:51
Partenza.
11:59
Arrivo nella piazzola con testacoda giulivo alla Ricardo Rosset degli anni d’oro, roba sbolognata a un arzillo vecchietto.
E anche stavolta, mission accomplished.

Poesia postmoderna.

Alle Poste

Sistema informatico in pappa
Attesa eterna
L’impiegata riavvia
L’inquietante schermata di un Windows del Pleistocene fa la sua comparsa
Il sistema è ancora in pappa
Fine