padania campioneLa Padania è campione del mondo. Campione del mondo, campione del mondo, campione del mondo. Campione del mondo sì, e meritatamente, perché non era facile vincere l’ostilità agonistica di nazionali del calibro del Vattelappeskistan o della Lapponia, pretestuosamente escluse dall’ultimo e troppo centralistico Europeo. E contenere l’esuberanza di un elemento del peso (tecnico-atletico, s’intende) di Babbo Natale non dev’essere certo stato un giuoco da ragazzi per gli uomini guidati dal figlio di Bossi (ma sì, forse proprio quello bocciato per l’ennesima volta, con la sua tesina sul federalismo, allo pseudoesame privato di maturità, ma evidentemente il Mourinho del futuro nonché un drago degli schemi e delle alchimie tattiche). Dopo la straordinaria impresa, che resterà indelebile nella memoria di tutti i veri amanti dello sport (ma solo di quello sano, quello padano) il neoministro per le riforme è sceso dagli spalti esibendo al folto pubblico gli zebedei ancora turgidi di celoduristica gioia, per poi growlare parole di esultanza in direzione della statua di Alberto da Giussano e del suo altrettanto priapistico spadone del cazzo. Nelle fallose e concitate fasi del dopopartita il Senatùr non si è lasciato sfuggire l’occasione di complimentarsi con il sindaco di Verona Tosi (un vero duro) per la geniale decisione di multare un pericoloso criminale rumeno sfuggito alle usuali, amichevoli ronde (pare che stesse addirittura tentando di accendersi una sigaretta in un parco, mettendo così a repentaglio la celtica purezza dell’ambiente e la salubrità degli inschedabili pargoli di passaggio).