La DC in qualche modo era la “destra” dell’epoca, visto che da quella parte più all’estremo c’era solo il MSI fisso a percentuali basse. E foto come quella che è stata condivisissima sui social nei giorni scorsi (per contrapporla all’immagine sguaiata di Salvini a panza di fuori su una spiaggia nazionalpopolare) in una certa maniera esprimevano il concetto. Moro appare come una persona che ha quasi paura di lasciarsi andare alle emozioni e ai bisogni umani più elementari, di mostrare il suo corpo, per cattolico pudore, determinata a sfoggiare la propria intima essenza di conservatore, per quanto un po’ illuminato, a costo di schiattare dal caldo. Tutto il contrario dell’immaginario “de sinistra” (’68, trasgressione, troca libera). (Sì, certo, magari ora mi trovate la foto di un vecchio politico di sinistra a prendere la tintarella conciato allo stesso modo, ma insomma, credo sposti poco). Il fatto che da quella parte ora lo si erga a simbolo dell’età dell’oro perduta («la sinistra riparta da») per andare addosso al mostro di fine livello di turno comunque non stupisce: si veda l’improvvisa passione per la magistratura e la legalità (che poi ogni tanto viene messa da parte all’occorrenza), e tutti gli altri casi nei quali la sinistra presa dalla foga “tradisce” e contraddice il suo impianto fondante e il suo storytelling originale. E poi, insomma, vedere gente che fino a vent’anni fa sosteneva che esporre la bandiera italiana fosse da fascistoni infervorarsi per giorni perché le cubiste in spiaggia sculettano al ritmo del meraviglioso e intoccabile inno di Mameli, mancando di rispetto alla sacra Patria, è fonte di una certa ilarità.

Salvini naturalmente è quasi la disgrazia peggiore che potesse capitare all’Italia in questo momento, ma trovo un po’ superficiale dire che non lavori (tutta la retorica dei politici che non lavorano è da facepalm, tant’è che viene cavalcata molto da quelli di Liberi, oltre le illusioni, cioè economisti che di politica non ci capiscono una mazza – pensano che si possa fare politica applicando papali papali a una realtà in fiamme le robe molto graziose che hanno studiato, che è un’ovvia idiozia – come dimostra il fatto che quando si presentano alle elezioni prendono schiaffazzi da paura… Certo, ci sono pure quelli che si fanno i cazzi loro e stanno lì solo per prendere lo stipendio, ma in realtà quella del politico mediamente è una vita abbastanza dura nella quale si pensa alla politica e ci si occupa di essa praticamente tutto il tempo).

Si dice che Salvini non lavori per via dei continui post sui social e delle foto (o dei filmati) che lo ritraggono come un italiano particolarmente medio e alla mano. Ma i post sui social, di solito, mica li fa lui, e tutta quella roba lì è propaganda studiata che non occuperà certo tutto il suo tempo. Peraltro è probabile che Morisi abbia tutto un archivio di «Salvini magna roba» e cose così, per colmare i vuoti: deve avere sempre materiale da postare per far parlare di lui tutto il tempo, alimentare la Bestia e triggerare i comunisti 24/7; per essere, insomma, lui stesso l’agenda del Paese, tattica che a lungo andare potrebbe essere controproducente, come vedremo. (Ora sta ricicciando fuori la storia che avrebbe falsificato i fogli di presenza quando diceva di fare il giornalista: ovviamente son cose che non si fanno, ma guardate che non cambia niente, non li falsificava per andarsene a giocare coi flipper, suppongo, bensì per dedicarsi alla politica, l’altra attività chiaramente era una copertura).

Salvini si fa il mazzo tanto girando l’Italia, come si dice «tenendo il contatto col territorio», cosa che poi gli porta voti dalle famose periferie degradate e schifate dalla sinistra. Certo, al 95% è propaganda, ma devi essere preparato per farla, devi studiarti quelle quattro cazzate solite per essere pronto a tirarle fuori efficacemente nei dibattiti, ecc. Ma insomma, che vi aspettate? Che scriva lui le leggi a manina comma per comma sgobbando sui codici? Mi sembra una visione piuttosto ingenua e risibile, ogni partito ha i suoi esperti e la gente adibita a queste cose. Siamo in tempo di personalizzazione della politica e di spiccato leaderismo, il capo svolge più che altro il ruolo di uomo immagine (la politica si fa col consenso, se non ne hai non puoi fare quasi niente). Ciò non vuol dire che non conosca grossomodo il contenuto e il senso dei provvedimenti che il suo partito cerca di far approvare e cose del genere, gli sfuggiranno i dettagli più tecnici in legalese (che è un po’ quello che cercava di far capire il povero Gasparri anni fa venendo gnegneggiato stolidamente).

Tornando al Papeetebeachgate, da una parte mi pare “ingiusto” attaccarlo perché ha gusti cafoni (saranno pur cazzi suoi), dall’altra non sono così convinto che, per quanto personalmente mi irriti questo ininterrotto starnazzare, non sia in qualche modo remunerativo sulla lunga distanza. Come sa chiunque non abbia vissuto su Urano negli ultimi tempi, per ogni argomento (sì, pure quelli di economia e politica internazionale) c’è una controargomentazione o una risposta ben confezionata che, per quanto magari rozza e zeppa di fallacie logiche, agli occhi dei suoi fan risulta convincente. Quindi trovo ingenuo dire «ma perché perdete tempo su zingaraccia, è quello che lui vuole per distogliere l’attenzione, attaccatelo su Savoini o sull’IVA o su quell’altra cosa». Semplicemente nell’immediato non crollerà, perché rappresenta una larga fetta di italiani (molto per la sua posizione intransigente nei confronti dell’immigrazione, opposta a quella johnlennoniana dell’opposizione, considerata inaccettabile, e per il suo storytelling «possiamo tornare agli anni Ottanta quando eravamo tutti giovani, snelli e pieni di prospettive, ma i vari kattivi ci vogliono far credere che non sia possibile!7!!»).

Salvini però in questo momento ha raggiunto un livello di consenso tale (se si va alle elezioni gli bastano la Meloni e un po’ di gente di Forza Italia che salta sul carro del vincitore annunciato per governare “da solo”) che gli converrebbe forse amministrarlo, darsi un taglio più istituzionale, senza bisogno di cercare affannosamente nuove sfide e ulteriori panini sugna e nutella da trangugiare pure a Ferragosto per occupare spazio mediatico. La sovraesposizione alla lunga può essere nociva, specie se stai a panza di fuori a fare tamarrate e dai un’idea diciamo poco seria e un po’ circense di te. Salvini parla parla, la gente applaude, lui parla, riparla, pontifica, dà giudizi, s’infervora fino a diventare paonazzo, s’indigna contro le ingiustizie come se fosse all’opposizione, si vende come uomo del fare al governo, attacca questo e quello, pure il Papa, balla sulla spiaggia, litiga, promette cose, incontra lattai, e parla, parla, sempre ben inquadrato in primo piano, parla… Ma se poi non “stringerà”, se alla fine, data la situazione esplosiva del Paese, non si vedranno fatti molto, molto concreti, non gli basterà più prendersela con qualche minoranza, con l’Europa matrigna, con quelli che ci sono stati prima, dare addosso ai negri e ai delinquenti (ehi, ora il Ministero dell’Interno è lui, non la Boldrini o Saviano, come sembrano pensare sui social), ecc. È insomma probabile che gli entusiasmi di quella folla ben disposta si raffredderanno parecchio, che verrà bollato come l’ennesimo chiacchierone e che quel 40% di elettori che nei sondaggi dichiara di non sapere cosa votare diventerà il 50% o più. Sembra che nessuno ne tenga conto, ma non ci sono solo i sondaggi del giorno dopo; credo invece che alla fine qualcosa rimanga di quelle piccole, giornaliere polemiche (non di tutte, e magari la fotina di Moro la lascerei nel cassetto), e come detto sono tempi in cui i leader politici rischiano di stancare e di bruciarsi in fretta, specie se i miracoli promessi non arrivano. E che non arriveranno manco a ‘sto giro penso ci siano pochi dubbi. A parte i provvedimenti risibili che vengono presi o promessi e che vanno nella direzione opposta a ciò che sarebbe opportuno e sensato – tipo Quota cento o lo spingere per fare ancora più deficit nonostante il debito mostruoso che ci troviamo e che ci costringe a pagare su di esso interessi stellari, quindi risorse immense che letteramente bruciamo e che avremmo invece potuto utilizzare più oculatamente e sensatamente per provare a rilanciare il Paese – l’Italia ha problemi strutturali ormai quasi insanabili.

Il Silvio dei tempi d’oro aveva chiaro questo concetto dei danni da sovraesposizione populistica, infatti ogni tanto saggiamente spariva da sotto i riflettori. Ma lui dominava, direi domava, un mondo assai diverso da quello attuale, un mondo nel quale, per esempio, l’opinione della gente fondamentalente si formava molto anche attraverso la televisione, sulla quale lui, come si sa, aveva, diciamo, una forte influenza: era una macchina da guerra che faceva il lavoro sporco mentre lui si prendeva qualche pausa. Ora quel mondo è stato fatto a pezzi, ed è tutto molto più caotico e mobile (anche l’elettorato, meno restio a voltare le spalle al Supereroe-risolviproblemi che aveva individuato come tale e premiato al giro precedente). (Visto che in giro ci sono un po’ di antiberlusconiani rintronati rimasti a qualche era geologica fa mi tocca precisare: sì, le TV ci sono ancora oggi, ma, a parte che fanno il gioco di Salvini visto che Silvio è vecchio e ha perso presa e lucidità, non sono più centrali come lo erano una volta, neanche lontanamente; come dicevo, quel mondo lì mediasetcentrico è stato reso obsoleto dalla crisi, dalla perdita di prospettive future da parte di intere generazioni, dai nuovi mezzi di comunicazione, dalle fake news, non proprio identiche a quelle di un tempo come va dicendo qualcuno, ecc.). Per Salvini mantenere il consenso nel tempo (a meno di avvenimenti spiacevoli) sarà presumibilmente parecchio più complicato di quanto lo è stato per Silvio. Certo, la pippaggine quasi infinita dell’opposizione (vedi post precedente) e la generale povertà dell’offerta politica, che non sembra essere in grado di diventare significativamente più appetibile in tempi non biblici, potrebbe continuare a dargli ancora una grossissima mano.

Allargando il discorso relativo al cosa possa essere efficace per contrastare Salvini, più o meno in tutto il mondo il dibattito politico è segnato da polemiche e polemichette quotidiane su questioni spicciole. Come quella recente sull’utilizzo improprio della moto d’acqua della pula, roba non di altissimo profilo, diciamo. A me di cose del genere frega ricchi cazzi, ma è anche vero che nei famosi AltriPaesi queste vicende, appunto, esistono, incidono e creano imbarazzi, anche ai politici di destra. Peraltro, se ci troviamo coi populismi più sfrenati a percentuali folli, molto è dovuto anche a lustri trascorsi a botte di entusiasmanti, balsamici, rizzostelliani «aaaaah, la Finocchiaro si fa spingere il carrello dalla scorta, è ggravissimo!!!1», l’aereodiRenzi e stronzate del genere. Capiamoci, nessuno pensa che robette simili bastino per far cadere un governo con un sostegno popolare così forte e radicato come quello attuale. Ma sono polemiche che si fanno lo stesso, e, per quanto inevitabilmente noiose e petulanti, forse non è tanto sbagliato cavalcarle, se si vuole cambiare lo status quo, anche solo perché alla lunga, appunto, logorano chi è al comando. Perché pensare, come fanno tanti “analisti”, che la gente cambi in massa opinione da un giorno all’altro in base a un singolo elemento di giudizio è puerile. La storia che se respiri troppo forte allora Salvini va al 90% mi convince poco. Basti osservare che molti di quelli che vanno ripetendo questo concetto lo fanno pelosamente, in quanto si intuisce chiaramente che quando nessuno li vede si pasticciano sulle foto nude del bel Capitano.