Antrace

Dichiarare dove uno è stato l’XI settembre, chiederlo ossessivamente, compulsivamente. I giornali lo vogliono risapere, e poi sapere ancora, e ancora oggi fior d’inchieste, televoto siti internet megasondaggi. Gli opinionisti in TV su piedistalli altissimi sedicenti, interrogano, cosa non stava facendo uno, perché lo stava non facendo e con chi. Intellettuali. Ma soprattutto, su chi.

Sembrava quasi che ci fosse bisogno di un alibi, di prendere le distanze una buona volta dalle dichiarazioni inopportune del Mullah Omar, dall’espressione poco convincente del Magdi Allam… no, non sono stato io, lo giuro, anche se queste torri effettivamente sono parse un po’ fragiline, possibile che… E l’antrace? E il Pentagono.

O più probabilmente è per poter (far) dire: «io c’ero… ok, stavo cagando… ma c’ero». Solleticare questo aspetto, insomma, nelle genti. L’essere presenti quando è importante, quando occorre davvero. Se un tizio è presente quando c’è qualcosa d’importante, beh, egli stesso lo diventa (si sente) un po’ di più. Importante. Meno tizio. Però non sono un complottista, e neanche un visagista. Ho anche uno squarcio di muro di Berlino, sempre con me, a portata di mano, nel borsellino. E una zolla di San Siro proprio lì, accanto al santino.

Sono stato al grande concerto rock di Padre Pio per i bambini dell’Uganda e alla santificazione di Bono Vox. O forse era il contrario. E pure alla cerimonia di mummificazione dei Rolling Stones in mondovisione. E all’ultima cena di Veltroni. Non vi salti mica in mente neanche per un attimo che mi possa essere perso anche solo uno dei grandi appuntamenti con la Storia, eh, ora non scherziamo. Al massimo qualcuno di quelli con la geografia…