L’altro giorno tenevo di sottofondo Santoro, registrato in assoluta autonomia decisionistica dalla tivvù fastwebbara, come sempre, la puntata sul terremoto. Epperò mi sembrava tutto normale, non mi si era acceso il rilevatore, la spia anale che indubitabilmente ti avverte che proprio su quell’edizione (e non su un’altra, dai toni e dagli ingredienti apparentemente molto simili) si abbatteranno i tuoni, i fulmini e le saette istituzionali, e ancora porteaporte e distruzione per giorni e giorni, e le polemiche fioccheranno come le nespole.

Terremoto L'Aquila
leandrodemori – l’Aquila
Santoro è simpatico come il conguaglio del gas da infiniti euri al ritorno dalla vacanze, imparziale come De Santis (l’arbitro) e un valido giornalista/conduttore allo stesso modo in cui io sono brava a fare la danza del ventre (Michele, guarda, non è difficile: ti tocca far sentire come si deve tutte le campane, il contraddittorio è fondamentale, altro che cazzi, solo un bambino dell’asilo tonto può essere persuaso truffaldinamente del contrario, dovrebbe essere il sale di una trasmissione di quel tipo; di ciò che fanno gli altri, della carenza di pluralismo informativo al di fuori del tuo orticello e se hai straragione o pensi di averla frega un bel ceppaloide spaziale; non va giornalisticamente bene costruire uno sciò tutto intorno a chi fa sesso con la tua tesi, montando i servizi come Del Debbio, un susseguirsi di tizi che guardacaso la pensano nello stesso modo, sperando che qualcuno accetti di impersonare in studio il ruolo del tacchino sacrificale e cavandotela con il tradizionale “eh, però io avevo invitato anche il fortissimo Giovanni Maria Sarcazzi ma STRANAMENTE ha dato buca“).

Ma finché Riotta, Vespa, Fede, Giordano, ecc. godranno delle attuali, vastissime e maleodorantissime praterie direi che è anche abbastanza scandaloso che si rompa così tenacemente la minchia a chi vuole scassarla un po’ al governo. Anche perché poi la cosa più fastidiosa, ovviamente moolto dopo le alte cariche della mia fava che porelle si indignano, sono i fanboy. I quali, alla minima avvisaglia, partono invariabilmente con l’inutile e sfigosissima litania “aaaaaah, uuuuuuh, voglionochiudereannozzzero, aaaaaah, uuuuuuh, Santoroooo, l’unico che fa giornalismo veroooooo, strapp strappp, frust frust“, pregustando il :sbav: martirio.

Nel caso di specie è OVVIO che osare criticare velatamente il Bertolaso (che pure, giustamente, aveva finto di dimettersi a un certo punto: un motivo ci sarà anche stato…) e riportare fatti und testimonianze di ritardi e disorganizzazione non equivalga a lanciare indistintamente palate di merda contro quei sant’uomini e quelle santissime e illibate donne che si sono fatti il mazzo cubico per prestare i soccorsi. Tutto ciò è strumentale e fintobuonista da far venire il vomito, specie in rapporto al silenzio sulle sciacallate vere, tipo il raspone autocelebrativo da un minuto del TG1 (ma che cazzo c’era da bullarsi poi? con il terremoto è evidente che chiunque al posto loro sarebbe riuscito a fottere record su record). Come è OVVIO che, ammesso e non concesso che Giuliani sia un clown e il metodo basato sul radon una stronzata da stregoni (ma allora devono spiegare per esempio a che titolo quei macchinari venivano ospitati nel laboratorio nazionale di fisica del Gran Sasso) il semplice buonsenso avrebbe suggerito che in una zona a così alto rischio sismico, dopo mesi di sciami, centinaia di scosse, uno straccio di piano di emergenza andava approntato. E poi tutte le altre robe ripetute ovunque e che ha messo bene in fila per esempio, un nome a caso, travagghio.