Due sfidanti, uno un po’ più a sinistra, l’altro un po’ più a destra, entrambi preparati e senza scheletri nell’armadio troppo ingombranti che li rendano facilmente attaccabili, si battono sfoderando programmi credibili. Uno dei due (non importa chi) vince, l’altro (anche se magari di poco) muore. Non certo la soluzione ai problemi del Paese (i sindaci per fortuna possono fare pochi danni), ma almeno questa è una contesa matura, un assaggio di quella famosa Italia normale tanto nominata e tanto invano inseguita. Niente baratti, funivie, Olimpiadi keynesiane che aiutano la ripresa, contratti con multe da centocinquantamila euri ed SMS pseudosmerdanti con effetto boomerang (il finale di campagna elettorale del PD a Roma è stato all’insegna del più becero grillismo, peraltro parecchio goffo, causa assenza del physique du rôle). Già prevedo le obiezioni dei soliti spostati: “Eh, ma i candidati sono indistinguibili tra loro, troppo omologati e contigui ai poderi forti, eh, ma che noia tutta questa normalità, e la protesta contro il sistema marcio e il neolibbberismo chi la fa, e bla bla”.

L’attesa Waterloo del PD (qualcuno si aspettava che gli elettori della Meloni, di Marchini e di Fassina votassero in massa per Giachetti?) si è materializzata, e ora sul banco degli imputati c’è, in prospettiva, l’Italicum. Impropriamente, un po’ di motivazioni possono essere pescate leggendo questo pippone di Orfini, magari non sempre obiettivissimo (ormai qualsiasi ultrà renziano a proposito di Marino ripete a pappagallo “l’errore non è stato cacciarlo ma mettercelo”, mantra non proprio a prova di bomba, diciamo) ma interessante in quanto viene da un insider. La legge elettorale è tutt’altro che perfetta, come del resto la riforma costituzionale. E, anche a proposito di quest’ultima, è impossibile non citare il banale ma mai abbastanza osannato proverbio “l’ottimo è nemico del buono” (o “il meglio è nemico del bene”).

Quello che molti sembrano far fatica a capire, infatti, è che se stiamo aspettando – noi con un minimo di realismo e senso pratico in politica, noi che non diffondiamo allegramente sciocchezze a tutto spiano via web – da decenni che il bicameralismo paritario venga superato; se ciò non è avvenuto nemmeno sotto i governi Berlusconi – che ci ripeteva giustamente ogni due per tre quanto fosse macchinoso e antiquato, salvo non attivarsi concretamente e cambiando ora, in fin di vita, strumentalmente idea – è, come dire, leggermente improbabile che qualcun altro ci riprovi in tempi umani nel caso il referendum dovesse fallire. Certo, ci sono fior di presidenti emeriti della Corte Costituzionale (ovviamente disinteressati, infallibili e fatti di pvra lvce) contrari, come ci ricorda l’immancabile Travaglio. Ma, come dire, se il livello di obiettività, imparzialità è lucidità è questo, io preferisco dar retta ai testi e ai professori di Diritto Pubblico e Costituzionale che in gioventù mi sussurravano quanto il sistema fosse bisognoso di un ammodernamento.

Per quanto riguarda l’Italicum, una delle principali critiche che di solito si muovono ai governi è quella di farsi la legge elettorale su misura. In questo caso Renzi, magari in un eccesso di ottimismo e di fiducia in se stesso dovuta al suo ego risibilmente smisurato, preme per una legge che pare avvantaggiare in maniera decisiva l’avversario, che potrebbe godere al secondo turno dell’appoggio degli elettori orfani di un centrodestra allo sbaraglio. A tal proposito, autolesionista l’endorsement di Salvini ai grillini: è evidente che se la Lega dice “va bene anche se votate il M5S, purché si vada contro il Male assoluto PD” poi la gente ti prende alla lettera e fa massa critica votando il partito, tra quelli che vanno in culo allo status quo, che ha speranze concrete di arrivare al governo. E confinando la Lega, e la sua sodale Meloni, a un irrilevante “coltivare il proprio orticello fatto di ruspe, no euro e pensioni facili”.

Dicevo, ora la critica ricorrente da sinistra (ricordiamo che la sinistra è buona e vuole il Bene dell’umanità, senza guardare ai propri interessi) è che il PresDelCons spinge per una legge elettorale troppo conveniente per l’avversario. Decidiamoci, si vuole il Bene dell’universo o no? Ma poi, l’alternativa al cercare di governare con maggioranze solide è il vivacchiare, il non riuscire a incidere a causa delle troppe poltrone da distribuire e dei troppi compromessi da ingurgitare, il fare accordi (destinati come sempre a saltare) coi Berlusconi, o stringerli coi fuoriusciti ancora meno presentabili e votati alla Verdini (puristi scandalizzati che ti mollano e fianco facilmente prestato alla propaganda avversaria). Mi pare che in questo quadro valga la pena rischiare, tanto l’alternativa è logorarsi e perdere comunque. Con qualsiasi legge elettorale. Eh, sì, perché la legge elettorale che impedisce al tuo avversario di vincere, in democrazia, non esiste.

Last but not least, anche se davvero queste comunali e gli infallibili sondaggi di Mentana dicessero tutto (cosa che non penso, l’antirenzismo in queste consultazioni ha avuto un peso, ma non così decisivo, sicuramente molto inferiore a quello dato dalle questioni locali, ci sono ancora mesi o anni di governo, una campagna elettorale da fare, astensionisti da convincere, prebende da elargire, ottantaeuri da estendere a nuove categorie, ecc.); anche se fosse così, e se l’Italicum fosse quel clamoroso autogoal in grado da solo di consegnare per sempre il Paese ai barbari, ci sarebbe da tenere presente questo: “Paradossalmente il M5S ha bisogno di questa riforma costituzionale come unica possibilità per governare davvero”.