Non ho ancora capito se siano peggio quelli che “gli elettori hanno sempre ragione!1” (così, sulla fiducia, perché sono milioni di milioni e quindi, come le mosche, non possono sbagliare, e poi salire sul carro del vincitore è sempre un salutare esercizio win-win), pavlovianamente persuasi che sia giusto e doveroso sacralizzare a ogni occasione la democrazia, mentre io resto convinto che, pur essendo nettamente il meno peggio sulla piazza, faccia comunque cacare, soprattutto quella diretta, e non vedo perché questo andrebbe dimenticato tanto per omaggiare la facile retorica imperante. O quelli che “maledetti vecchiacci” (a occhio molti sono gli stessi che dicevano “maledetti giovani fancazzisti che non capite niente e aspettate solo il reddito di cittadinanza per questo votate Grillo”). Ci sarebbero pure quegli altri che il sistema educativo ha fallito, o “basta con la politica ideologica e pedagogica, basta con lo Stato ideologico e con una funzione pedagogica, basta con l’arte pedagogica, basta con i giornali d’opinione, basta con la televisione educativa e pedagogica, tutti liberi, tutti società civile, tutti leggeri” e questi sono i risultati (da uno status di Francesco Lena, uno di quei battutisti di Facebook che pigliano cinquecento like anche se scrivono “Buongiorno”). Insomma, se voti diversamente da me sei, necessariamente, un cretino, pertanto le soluzioni sono due: o ti tolgo il diritto di voto, oppure prima di farti votare ti imbottisco di quintalate di propaganda fin dalla culla, così poi è più probabile che finirai a pensarla uguale a me su ogni questione dell’universomondo. Siamo ancora in zona dibbbattito dopo il film e corazzata Kotiomkin. La solita, commovente, fantastica visione de sinistra, molto moderna e liberale.

Un altro tipo di commento che sto leggendo fa: “È ora evidente che chi cercava di contrastare i crescenti populismi appropriandosi in parte di alcuni loro argomenti e toni per depotenziarli sbagliava di brutto”. Lo sostengono per esempio Giordano Masini di Strade e Davide Piacenza di Rivista Studio, peraltro di solito leggo entrambi con piacere. Francamente non mi sembra una tesi molto solida, mi pare dettata dall’emozione. Prendiamo l’Italia: Renzi è indubbiamente un leader molto populista, ed effettivamente ricorda parecchio Berlusconi nel modo viscido e disgustoso in cui cerca di vendersi, ma obiettivamente lo è assai meno di Grillo, di Salvini, di Landini e della Meloni. Se non avesse fatto sue alcune delle battaglie grilline, in particolare, non sarebbe mai riuscito a prendere il 40,8% alle Europee: la rottamazione della vecchia classe dirigente è in altre forme il rinnovamento, il taglio delle teste (“siete morti”, “due mandati e via”) propugnato dal Sacro Blogghe. Altro esempio, la riforma costituzionale: il tasto sul quale Renzi più ha battuto, propagandisticamente, è che “farà risparmiare”. Ammesso che, facendo bene tutti i conti, sia vero, si tratta di irrilevanti spiccioli. Come detto, per me la riforma andava fatta, ma non è certo quello il motivo. Però, in questo momento, è il “risparmiamo e mandiamo a casa un po’ di politici privilegiati” a fare colpo sull’elettorato.

Si potrebbe andare avanti parecchio. Ovvio che senza un simile tipo di narrazione, al potere, in tempi di crisi come questa, non ci arrivi nemmeno, figuriamoci se riesci a mantenere la poltrona per un po’ di anni. Una precisazione per quelli che “Presidente del Consiglio non eletto dal popolo!1” (una patetica cazzata da sottosviluppati sia da punto di vista formale sia da quello sostanziale, anche perché allora, volendo fare il giochino del “da quando Abberlustoni ha messo il nome nel simbolo è cambiato tutto!1!1”, nel simbolo del M5S c’era scritto bello grosso il nome di Peppe: i grillini hanno quindi votato Grillo “premier”? Ma non era un megafono?): non si governa a lungo senza consenso, se la popolarità dell’Esecutivo o del primo ministro è in picchiata questi devono cercare in qualche modo e periodicamente legittimazione. Ed è il motivo per il quale lo stesso Renzi ha legato i suoi destini a quello del referendum, scelta ritenuta profondamente sbagliata quasi da chiunque, ma in realtà praticamente obbligata (realpolitik) per poter continuare a dare forza all’azione di governo. Per quanto riguarda le analogie con Cameron, il premier britannico era in una diversa situazione e non era strettamente tenuto all’azzardo.

“C’è solo un modo per sconfiggere demagoghi xenofobi: capire e risolvere le istanze che alimentano il populismo. Tutto il resto non funziona”, twitta il renziano di ferro Nicodemo. Molto bello, diciamo che difficilmente può funzionare, specie in tempi rapidi. Questo perché se è vero che diversi problemi evidenziati dal populismo sono reali (c’è corruzione, c’è ingiustizia, c’è incertezza nel futuro dei giovani), i modi in cui questo intenderebbe risolverli sono solitamente sballati e dannosissimi. Basti vedere quanto sia trasversalmente impopolare ai massimi livelli la legge Fornero sulle pensioni, che, con i suoi enormi (‘nzomma) difetti, era semplicemente una cosa inevitabile e dovuta, calcolatrice alla mano, per non sbaraccare. Il populismo ha fretta e non si accontenta ovviamente che si cerchi di risolvere un problema in maniera razionale, pretende che ciò venga fatto come dice lui. C’è disoccupazione? La soluzione è assumere immediatamente, nao, a tempo indeterminato tutti i disoccupati e i neolaureati italiani, fosse pure in Scienze dello scopino del cesso, nella scuola e nella PA, sicuramente poi da qualche parte c’è pure una sentenza che dice che siamo obbligati a farlo. Poi che tutto questo sia irrealistico e storicamente non abbia funzionato, chissene, basta dare la colpa, chessò, alle banche o a qualche potere forte a caso.

Insomma, il populismo è un bug grosso come una casa che affligge la democrazia e la rende un sistema di governo altamente inefficiente e inefficace (gli altri sono peggio, ripeto, per eventuali cerebrolesi in ascolto). La pars costruens? Non c’è, o comunque essere propositivi e costruttivi in questo scenario è estremamente complicato. Ma illudersi che basti ripetere terapeuticamente, o per sentirsi dalla parte dei Giusti, “quant’è bella la democrazia”, “gli elettori hanno sempre ragione” e fuffa varia ogni volta che si vota non aiuta a comprendere i complessi problemi del mondo moderno o a risolverli.