Mi sembra piuttosto diffusa (ovviamente il discorso vale anche per le bufale, perché poi spesso la differenza è a mio avviso sottile; può capitare di scambiare per vera una notizia inventata, ma quando ciò avviene sistematicamente è per forma mentis). Pigliamo due articoli di blogger di un certo successo (per quanto i blogger possano averne, in Italia). Leonardo Blogspot in breve, prendendo spunto dal tweet di quella del M5S che cavalcava la bufala della magnitudo dei terremoti ecc., sostiene la balzana tesi che non bisogna dare spazio a queste robe, nemmeno per condannarle, tanto laggente non capisce che le stai condannando (qualche volta accadrà pure, ma ergerla a regola…), quindi alla fine è colpa tua, sei tu l’untore, se vuoi insegnare a un ragazzino che si scrive “scuola” non dovrai mai scrivere “squola” sulla lavagna, e menate contorsionistiche così.

Ovvio che il meccanismo della riprovazione sociale sia fondamentale per arginare, eliminare ovviamente è impossibile: se le numerosissime pagine fogna possono vantare centinaia di migliaia di like e condivisioni e nessuno dice mai nulla (loro intanto mica si fanno di questi scrupoli, sono attivissimi) quello che passa è che dopotutto quelli siano punti di vista se non irreprensibili almeno con un fondo di verità, o comunque accettabili, la stronzata del ciarlatano messa a pari dignità con lo studio revisionato dello scienziato (insomma, Report, lol), ecc. Che sia efficace è evidente: ora l’idea che una notizia sul web possa anche essere una bufala almeno è socialmente diffusa, qualche anno fa non ne sono così sicuro, e un po’ di freni inibitori nel diffondere minchiate ogni tanto si attivano (poi, certo, ci sono i casi clinici).

Il problema di quelli che fanno questi discorsi – in buona fede, poi ci sono quelli che vogliono fare i fenomeni cavalcando l’antiantianticonformismo, che tira sempre – è che vivono in una specie di torre d’avorio, o bolla, vedi recente post di Giordano Masini di Strade, che pure in genere stimo (“perché parlate di Fusaro, è conosciuto solo grazie alle vostre perculate, bla bla”, sempre sul “siete voi i veri untori”… Ciccio, Fusaro è noto perché gode di ampio spazio in una serie di talk show, che immagino qualche centinaio di migliaio di spettatori lo facciano, alcuni dei quali probabilmente tu nemmeno sai che esistano; e, come Fusaro, Barnard e tanti altri che hanno il compito di dirti che tutto quello che sai è sbagliato, ti stanno fregando e cose fuori di capoccia a tutto spiano, ormai è gente che ha uno spazio fisso in TV, per una sorta di assurda par condicio, e quasi nessun giornalista o presentatore si mette a confutare le loro folli tesi, anche perché la preparazione scarseggia: ricordo Tiziana Panella di La7 bersi più volte la bufala dei millemila miliardi delle slot machines, e anzi, contribuire a rilanciarla lei stessa); il problema di questi, dicevo, è che non si rendono bene conto di come sia grave la situazione, forse “girano poco” nel web (non posso neanche fargliene una colpa, purtroppo io ho un debole per il trash a tutti i livelli); oppure sono paracomplottisti, buona parte di quelle scemenze non gli appare così dissennata (“Gli USA si sono fatti da soli l’11 settembre? Magari esagerato, ma sai che dopotutto… E se fosse vero?”) e quindi il fenomeno non gli sembra così grave. Inutile dire che ripetute e ferme prese di posizione di personaggi ritenuti trasversalmente autorevoli presso l’opinione pubblica come Mentana – sì, paraculo di tanto in tanto, con manie di protagonismo e tutti i difetti che volete attribuirgli – hanno il loro peso. Ho sentito anche dire “Eh, ma io ho in bacheca solo gente che si reputa brillante perché sta in continuazione a dire che 2 + 2 = 4”. Francamente, avercene di gente che non si annoia a ribadire l’ovvio, se fuori imperversa la tesi che quella somma faccia 85. La voglia di apparire superiori con poco sforzo in tutto ciò mi sembra il male minore.

Poi c’è questo lungo articolo de Il Pedante (non linko manco questo, come quello di Leonardo Blogspot, un po’ per pigrizia, un po’ per igiene, la stessa che mi spinge a non mettere collegamenti ipertestuali al Giornale o al Fatto) che si pone come colta disquisizione sui problemi dell’anticomplottismo e degli anticomplottisti, a suo dire mai analizzati prima, cerrrrrrto. Dozzine di righe, di colte citazioni e di finta imparzialità per arrivare a “E se ai sorrisi che può strappare l’idea di una terra piatta o di un governo alieno dell’umanità corrispondano le lacrime di chi perde il lavoro per l’urgenza pelosa di abbattere i confini del mondo”: insomma, il complottismo è solo quello più folkloristico, roba di pochi intimi che non recano alcun danno, e la colpa è (rullo di tamburi) del neoliberismo imperante. (Ma che posizione originale e ricercata). Insomma, dozzine di siti zeppi di frescacce con un milione di iscritti l’uno (altro che TG4), news da far accapponare la pelle per quanto poco plausibili con decine di migliaia di condivisioni, partito di uno che a proposito dei vaccini dice “le malattie sono cicliche, scompaiono da sole” (sì, anche la peste nera, dopo aver sterminato buona parte della popolazione europea, cit.) o “la crescita non crea posti di lavoro, li toglie” (eh, ma l’economia non è una scienza perché sono state sbagliate delle previsioni da qualcuno in presenza di fatti eccezionali… le palesi cazzate, invece…) al 30%. Tra l’altro l’articolo, per quanto dotto e raffinatamente confezionato, usa le stesse, povere argomentazioni dei complottisti: “Ma come, c’è stato il caso Ustica, come fai a credere che anche quest’altra cosa non sia un complotto, e quest’altra ancora, e quest’altra? Dubitiamo di tutto così, per sport, perché si è sempre fatto, anche senza avere nulla di concreto in mano, sempre meglio che credere alle pelose versioni ufficiali”. Al che è facile ribattere che all’epoca l’informazione “normale” non cercò affatto di insabbiare le tesi di chi non era convinto della versione ufficiale delle autorità: chiunque abbia almeno la mia età ricorda telegiornali su telegiornali, speciali su speciali, ‘na roba che non finiva mai, su Ustica. Così come la stampa sospettata di fare il gioco del regime ha concesso spazio infinito a chi avversava Bush e ridicolizzava la cosa delle armi di distruzioni di massa (non è certo un isolato, oscuro e deriso punto di vista “alternativo”, bensì quello preponderante).